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1 novembre 2011 2 01 /11 /novembre /2011 19:18

 

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PRESENTS:


Cassazione civile: attenti ai titoli e ai sottotitoli.
Possono diffamare.

di Sabrina PERON
avvocato in Milano
per www.personaedanno.it 26/10/2011

Il termine «pezzo giornalistico» comprende non solo il testo scritto di un articolo, ma anche il titolo, l’occhiello, le immagini fotografiche che lo corredano e, più in generale, l’impaginazione e la sua presentazione grafica.


La comunicazione giornalistica, difatti, non consiste in un mero testo (sia esso parlato o scritto), poiché «l'attività giornalistica ha forme diverse che vanno dallo scrivere un articolo, all'illustrarlo con immagini, fotografie e fotomontaggi, dall'impaginazione grafica (titolo, risalto tipografico, etc.) alle ricerche storiche o d'archivio, etc.» (Cass. pen., sez V, 9.05.1980, RP, 1981, 267).


Ipotesi diffamatorie possono quindi realizzarsi non solo tramite il contenuto di un articolo giornalistico, ma anche tramite tutti quegli elementi che concorrono a realizzare la presentazione della notizia Cass. pen., 30.03.2000, Giustolisi, in GI, 2001, 1231).


Il contenuto diffamatorio di un articolo viene valutato non solo sulla base del suo tenore letterale, ma anche tenendo presente il contesto complessivo in cui lo stesso si colloca e, quindi, le immagini e/o la vignetta satirica che eventualmente l’accompagnano, il titolo, il sottotitolo, l’occhiello, il sommario, la didascalia, il risalto grafico dato alle parole, lo spazio utilizzato per sottolineare, magari maliziosamente, alcuni particolari e così via (Cass., sez. V, 26.02.2003, Padovani, in D&G 2003, 20, 95).


Tanto premesso la sentenza della Cassazione che qui si pubblica in coda (Cass. civ. Sez. III, 07.10.2011, n. 20608, Pres. Amatucci; Rel. Carneo)  conferma la precedente decisione della corte d’Appello, che aveva valutato il limite della continenza, con riferimento “non solo al contenuto dell'articolo in sé ma all'intero contesto espressivo in cui l'articolo è contenuto, compresi titoli, sottotitoli, presentazione grafica, fotografie, trattandosi di elementi tutti che rendono esplicito nell'immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva il significato di un articolo”. In particolare, i titoli ed i sottotitoli, a ragione della loro icastica perentorietà, potrebbero già essere di per sé idonei a “fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi che si fermano magari alla lettura dei soli titoli o si limitano ad una lettura superficiale del contenuto degli articoli”.


La Cassazione ribadendo tale principio, in via generale ha osservato che la continenza “comporta moderazione, misura, proporzione nelle modalità espressive, le quali non devono trascendere in attacchi personali diretti a colpire l'altrui dignità morale e professionale”. Nel caso particolare ha altresì osservato come detto requisito difettasse nel caso di specie per il “tono sprezzantemente sdegnato e scandalizzato del sottotitolo, che veniva letto necessariamente collegato con il titolo, per l'uso insinuante delle parole” ("elenchi di spie", l’articolo riguardava infatti il noto caso Mitrokin), che “mirava ad attirare negativamente l'attenzione dei lettori e ad accreditare come verità accertata sia la valenza dell'elenco sia il ruolo di spia” dell’attore. E ciò “malgrado si trattasse di documenti e circostanze la cui veridicità ed attendibilità fossero ancora tutte da accertare”.


In definitiva l’utilizzo di termini, con connotazioni maggiormente spregiative di altre, ugualmente utilizzabili, per riferire delle mere ipotesi accusatorie, che come tali dovrebbero essere riferite con particolare cautela appare particolarmente grave. E soprattutto, quando tale utilizzo si accompagna alla “tecnica della previa denigrazione, magari in termini indignati e scandalizzati, di determinati ambienti ed attività, cui si fa seguire l'accostamento per incidens di taluni soggetti, per favorire sottintesi ed insinuazioni, pur senza aver preso, in apparenza, una precisa posizione di adesione alle accuse rivolte alle persone coinvolte nella vicenda”.


Ad avviso della Corte in questi casi, “l'effetto che ne deriva può ingenerare non solo sollecitazioni emotive fini a se stesse ma determinare altresì la formazione di giudizi, magari frettolosi e superficiali, idonei però a ledere anche gravemente l'onore o quanto meno la reputazione dei protagonisti”.


§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§


Il Tribunale di Milano ha condannato in via solidale gli articolisti della Poligrafici Editori al risarcimento dei danni in favore del giornalista diffamato (accusato di essere una spia del Kgb) liquidati in euro 25.000,00 nonchè al pagamento di euro 8.000,00 a titolo di riparazione pecuniaria oltre che alla refusione delle spese. Sentenza che la Corte d’Appello ha confermato. La Corte di Cassazione ha  rigettato  il ricorso e ha condannato i ricorrenti in solido alla rifusione delle spese processuali che ha  liquidato in euro 7.200,00 di cui euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.


§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§


Sentenza tratta, con autorizzazione da, UTET Pluris Data

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31 octobre 2011 1 31 /10 /octobre /2011 06:52

 

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Dibattito e riflessione.

Guardando in faccia

la morte attraverso

le immagini dei media.

I media non possono ormai più sottrarsi alla dittatura delle foto. Solo I lettori potrebbero imporre uno stop, non comperando nè guardando I media che contengono foto sgradite. Decretando il crollo momentaneo del media. Ma sappiamo che ciò non accade. Il cittadino ancora non usa lo strumento potente che in mano, quello di negare diritto di parola a chi ne fa un cattivo uso, sia televisivo che cartaceo. I giornalisti hanno sì delle regole deontologiche che riguardano le foto raccapriccianti, ma la soglia viene ampiamente superata da una nuova realtà in cui il raccapriccio è sempre più grande. L’assuefazione è stato uno dei gradi problemi di questi ultimi anni. Oggi forse sta arrivando la saturazione, la nausea? Servono nuove riflessioni, nuove regole adeguate alla nuova potenza della tecnologia. Oggi con Gheddafi sembra rinascere dalle ceneri una qualche forma di pietas che viene da lontano, una pietas introiettata in una infanzia morale dell’umanità, quasi incarnata nelle mente di chi guarda. Un pensiero che va oltre la cultura, oltre l’attenzione, oltre la specificità di chi commenta. Inattesa è arrivata la consapevolezza? Questo pubblico non vuole più vedere volti sfatti insaguinati e rotti come quello di Gheddafi. Quelle immagini hanno persino riportato alla luce della memoria il cappio al collo di Saddam, i soldati imprigionati nelle gabbie in Irak e poi decollati. . Per dare un contributo a questa riflessione abbiamo ripreso in mano due saggi di Susan Sontag, “Sulla Fotografia. Realtà e immagine nella nostra società” (Einaudi,‘73), uno dei testi basilari per chi studia la fotografia, e “Davanti al dolore degli altri” (Saggi Mondadori, 2003), pubblicato trent’annidopo, sempre sulla questione delle immagini…………….

di Paola Pastacaldi, giornalista e scrittrice

1. INTRODUZIONE.Le immagini sono nel mondo della comunicazione sempre più importanti. Possiamo dire, anzi, che lo sono nella nostra stessa vita sociale. Il nostro modo di pensare è plasmato dalle immagini che ci circondano quotidianamente, non solo attraverso I potentissimi media che sono la tv, i giornali, ma anche la pubblicità. Noi stessi ne siamo protagonisti e vittime. Le foto rappresentano per I giornalisti una notizia imprenscindibile, tanto da poterle chiamare una dittatura.

Perchè dittatura? Perchè, se nel mondo esiste una foto di qualunque fatto di cronaca, è inevitabile doverla pubblicare. In quanto notizia appunto, notizia che supera la parola in quanto credibilità. Per i media colpire l’audience – come ormai tutti sanno – è un imperativo e una necessità di sopravvivenza. Tutti vogliono poter “vedere” la notizia, poco conta leggerla. Basandosi su questo assioma rafforzato dalla diffusione di Internet, non c’è un giornale che possa facilmente dire no alla pubblicazione di una foto.  Si troverebbe fatalmente isolato. I media non possono ormai più sottrarsi alla dittatura delle foto.  Solo I lettori potrebbero imporre uno stop, non comperando nè guardando I media che contengono foto sgradite. Decretando il crollo momentaneo del media. Ma sappiamo che ciò non accade. Il cittadino ancora non usa lo strumento potente che in mano, quello di negare diritto di parola a chi ne fa un cattivo uso, sia televisivo che cartaceo.

Quello su cui varrebbe la pena di riflettere è il come pubblicare queste foto. Sul come pubblicare le foto non è stato ancora aperto in Italia un dibattito serio, professionale. In parole più semplici, I giornalisti non si sono confrontati, nè hanno pensato di creare nuove regole, di stendere riflessioni che possano orientare i professionisti della comunicazione nei casi più gravi, nel come pubblicare, nel numero di volte, nel taglio, con quali caratteri, in quale spazio in pagina, in quale ore in tv, in quali trasmissioni. I giornalisti hanno sì delle regole deontologiche che riguardano le foto raccapriccianti, ma la soglia viene ampiamente superata da una nuova realtà in cui il raccapriccio è sempre più grande.

L’orrore è sempre più osceno. E’ questo un aggettivo forte, ma mi sembra il più adatto a descrivere ciò che le foto oggi riescono a riprodurre. Le foto sono ormai riuscite a farci vedere la morte mentre avviene. L’impensabile, prima del dominio della tecnologia. E c’è una notevole differenza tra vedere la morte con I nostri soli occhi o vederla mediata da un terzo che guarda per noi. L’assuefazione è stato uno dei gradi problemi di questi ultimi anni. Oggi forse sta arrivando la saturazione, la nausea?

Servono nuove riflessioni, nuove regole adeguate alla nuova potenza della tecnologia.

Il resto del mondo che partecipa alla comunicazione, cioè gli stessi lettori, telespettatori e cittadini, non sono invece rimasti fermi a quando le immagini erano poche e meno oscene. Il loro sentimento è cresciuto, anche se inconsapevole e non detto. Quello che ho potuto notare oggi, rispetto a sei, sette anni fa è che il pubblico ha come superato una soglia invisibile di tolleranza. Il volto insaguinato di Gheddafi mandato in onda a tutte le ore e ingrandito a dismisura ha creato una reazione di intolleranza nel telespettatore più semplice, quello che solo cinque anni fa avremmo definito acritico.

Oggi l’aver superato la soglia invisibile della tolleranza all’orrore, ha creato il rifiuto, il fastidio, la negazione, la voglia di sottrarsi da parte dei telespettatori. Eppure in questi anni, da molti anni tante, tante foto dell’orrore sono sfilate sui nostri teleschermi, sono entrate nelle case, hanno esposto il dolore, la morte, la violenza degli uomini e della natura, senza dignità per chi era morto, senza paura di danneggiare chi era innocente e la morte non la poteva nemmeno immaginarla, come I bambini.

Il volto insanguinato di Gheddafi, la postura del suo corpo sgraziata per la violenza della morte hanno inorridito molti cittadini che prima non si occupavano delle immagini della tv, anche quando violente erano già. E nessuna efferatezza attribuita al soggetto ha giustificato l’esposizione della sua morte in quel modo.

E’ difficile valutare l’impatto di una pubblicazione, come sanno gli editori di libri, alle volte passa tutto inosservato, il libro anche più scandaloso non vende, alle volte un testo su cui nessuno avrebbe puntato un soldo, diventa un caso letterario, vende migliaia di copie.

Oggi con Gheddafi sembra rinascere dalle ceneri una qualche forma di pietas che viene da lontano, una pietas introiettata in una infanzia morale dell’umanità, quasi incarnata nelle mente di chi guarda. Un pensiero che va oltre la cultura, oltre l’attenzione, oltre la specificità di chi commenta. Inattesa è arrivata la consapevolezza? Questo pubblico non vuole più vedere volti sfatti insaguinati e rotti come quello di Gheddafi. Quelle immagini hanno persino riportato alla luce della memoria il cappio al collo di Saddam, i soldati imprigionati nelle gabbie in Irak e poi decollati.

Il cittadino ne ha avuto pietà? Forse semplicemente i cittadini, l’uomo qualunque dell’audience, si sono risvegliati e si sono ricordati del fatto che la morte ha diritto alla pietà della discrezione, perchè si sono ricordati degli anziani che hanno in casa e non desiderano pensare alla morte come uno strazio. Quando a ognuno di noi toccherà vedere la morte attraverso I genitori anziani, o peggio attraverso morti incidentali e violente, desideriamo poter contare sulla pietà. La pietà degli spettatori è una reazione squisitamente umana all’eccesso contro la dittatura dell’audience, contro la dittatura delle immagini. Gli editori e I giornalisti dovranno prima o poi tenerne conto.

2. ANALISI. Per dare un contributo a questa riflessione abbiamo ripreso in mano due saggi di Susan Sontag, “Sulla Fotografia. Realtà e immagine nella nostra società” (Einaudi,‘73), uno dei testi basilari per chi studia la fotografia, e “Davanti al dolore degli altri” (Saggi Mondadori, 2003), pubblicato trent’annidopo, sempre sulla questione delle immagini. Susan Sontag è stata saggista e autrice di romanzi epièce teatrali. Ha diretto film (ed è apparsa in “Zelig” di WoodyAllen); si definiva una zelota della serietà, cioè una guerriera, dipensiero  liberal. Autrice, tra gli altri, oltre al saggio “Malattia come metafora” (Einaudi ’77).  

Abbiamo pensato che poteva essere utile anche per il pubblico di lettori  rileggere il suo pensiero elaborato sulla fotografia, oltre che una occasione professionale per riflettere su cosasignifica per i giornalisti di quotidiani o di settimanali avere a chefare ogni giorno con la necessità di rappresentare una realtà violenta, che è sistematicamente mediata da scatti fotografici difotocronisti o artisti e dalle riprese degli operatori. Cosa significa infine dover quotidianamente scegliere tra mille immaginiquella “giusta” da inserire dentro giornali e televisioni, laddove laparola “giusta” assomma in sé due necessità apparentemente incontraddizione, che sono la riflessioni etica e quella commerciale deldover catturare più lettori e ancora più lettori di quelli che ha ilgiornale concorrente.

Abbiamo deciso di rileggere Susan Sontag consapevoli ormai del fattoche i mezzi tecnologici sono in grado di farci vedere in un tempo quasireale, o potremmo anche dire più reale del reale, una realtàassolutamente vera e insieme virtuale.

Perché diciamo più reale del reale? Ma perché noi veniamo aconoscenza di certe realtà delle quali abbiamo già avuto notiziaverbale o scritta in modo ripetitivo nelle diverse edizioni deitelegiornali e dei vari quotidiani esposti in edicola. Ci troviamoallora di fronte alla possibilità di vedere e rivedere gli avvenimentiveri ed esserne spettatori privilegiati, in quando li vediamo e lirivediamo rendendo ripetibile ciò che sarebbe, nella realtà,irripetibile. La realtà accade, ma non si ripete mai nello stesso modo.

Mai, grazie alle foto, ci siamo così avvicinati alla realtà nellasua versione più crudele, sia per causa degli uomini che per volontàdella natura, come è accaduto nello Sri Lanka. Foto alle quali,sappiamo, nessuno può sottrarsi, pur volendolo. La realtà dei media edelle immagini vive ovunque, per la strada e nelle case.

La fotografia digitale è così facile e alla portata di tutti darendere protagonisti anche i soggetti meno potenti nel processo diricostruzione che i  media fanno della realtà. Come è accaduto  inIrak, con le foto di Abu Ghraib e le violenze ai detenuti. MichaelIgnatieff, storico e direttore del Carr Center for Human Rights Policyad Harward, ha detto a proposito: “Ci si è dimenticati di una realtàche riguarda i soldati americani: hanno tutti macchine fotografichedigitali e accesso a Internet. La guerra al terrorismo è una guerramediatica. I terroristi che hanno decapitato il reporter del WallStreet Journal Daniel Pearl in Pakistan e quelli responsabili didecapitazioni di professionisti che hanno lavorato in Irak hannomostrato di avere una visione più acuta del potere delle immaginidigitali rispetto ai loro avversari americani”.

I terroristi hanno studiato comunicazione nelle migliori universitàdel mondo? E’, ovviamente, un pensiero provocatorio. Certo sono capacidi far giungere i loro proclami ovunque vi siano delle televisioni edei giornali. E dunque, pur essendo privi di mezzi e di retitelevisive, hanno trovato il modo di farsi conoscere, lo diciamo conuna certa amarezza.

La televisione introduce queste realtà nelle case senza il tempo avolte per le riflessioni, i giornali rincorrono la tv con foto semprepiù “reali” e vicine, straordinariamente vicine al reale nel suosvolgersi. Foto e giornali sono alla portata di tutti nelle edicole egratis, grazie alla free press distribuita nei metro e nelle stazioni.E per chi è povero, ci sono sempre i giornali gettati nei bidoni dellaspazzatura.  Le immagini della cronaca inseguono il cittadino dalmattino alla sera, da quando va a dormire a quando si alza. E’ quasiimpossibile dire oggi: “Quel fatto non l’ ho visto”.

In più va aggiunto che alcune di quelle immagini sono sovente lestesse in tutti i media del mondo.  La realtà viene rappresentatasempre più spesso con le stesse fotografie e queste immagini“raccontano” i fatti al mondo intero, offrendo al globo un'unicavisuale, una sola angolatura e, dunque, un unico pensiero.

Il cormorano morente per l’inquinamento da petrolio del mare delNord e la morte di Giuliani durante il G8, solo  due esempi fissati daimedia, pur distanti tra loro quanto a significato e a verità contenuta.Le immagini decidono la globalizzazione delle nostre letture, dunquedegli avvenimenti. E persino dei nostri sentimenti. Il mondo siglobalizza attraverso le immagini. Avremmo potuto immaginare o saperequanto accadeva dentro Abu Grahib? Certamente, ma vedere le sevizie inuna fotografia è stato altra cosa.

Abbiamo riletto, dunque, i saggi della Sontag. E insieme abbiamopensato di rivedere una parte di ciò che i quotidiani hanno pubblicatosugli avvenimenti di prima pagina nell’ultimo anno. Una carrellatasommaria che certo dimenticherà qualche immagine importante e ce nescusiamo, ma che non altera la riflessione.

Tra le foto più dure e recenti certo vi sono quelle legate al videodella giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, l’ennesimo video checi propone la minaccia di morte in diretta e la paura e l’ impotenza adesso connessa.

Le foto dei corpi ammassati sulle baie dello Sri Lanka, corpi digente  uccisa dalla furia delle onde. Pezzi di esseri umani che ad unocchio poco attento potevano sembrare solo rifiuti in una discarica.

Abbiamo rivisto la testa mozzata dell’americano ucciso per mano deiterroristi afgani, pubblicata dal quotidiano Il Foglio, un’immaginevera ma in bilico tra fantasia e realtà, come fosse il dipinto di un decollato seicentesco del Caravaggio.

Abbiamo rivisto le foto delle donne kamikaze cecene dell’ ottobre2002, uccise dal gas paralizzante. Reclinate sui braccioli, a boccaaperta, sembrava che la morte le avesse solo assopite.

I cadaveri della strage di Madrid dell’11 marzo e il voltopietrificato della giovane uccisa nell’attentato ai convogli deipendolari; si chiamava Isabel e aveva 32 anni e con la morte si èconquistata una macabra notorietà.

Abbiamo visto alcune, tra le tante foto, pubblicate dall’HeraldTribune sugli attentati in Israele. In una delle foto meno cruente,almeno nei suoi contenuti apparenti, si vede un gruppo di  ebrei che inuna strada di Gaza raccoglie il sangue di un attentato, chinosull’asfalto, la stella di Davide sul dorso e la papalina sulla testa.Sembrava pulire un pavimento macchiato nello svolgersi dellaquotidianità, era invece sangue delle vittime che un palestinese avevaprovocato, dirigendo il suo autobus su una folla.

Ma gli attentati si possono anche rappresentare in altro modo. Unascelta fotografica inusuale l’ha fatto il quotidiano inglese TheGuardian, mettendo in prima pagina la mano ingigantita di una vittimadi uno degli  attentati fatti a Gaza, bianca per la morte, con uncartellino al polso e un numero di identificazione. Il quotidianoinglese aveva deciso di raccontare l’orrore ingigantendo un particolaredel cadavere e dunque della morte, solo la mano di quella donna con leunghie dipinte; in un dettaglio era riassunta l’assurdità e la pietàper quella morte.

Abbiamo rivisto le vittime dell’11 settembre fotografate mentreprecipitavano nel vuoto, perché si erano gettate da una delle Torri.Così abbiamo rivisto la sequenza delle foto della morte del piccoloMohammed al-Durra, 12 anni, in quel di Gaza, ripreso mentre cercava diproteggersi dai colpi dei cecchini, in un angolo di muro, con il padreaccanto, poi sopravissuto.

Con questa immagine chiudiamo, lasciandone mille altre indietro, macerto a molti giornalisti torneranno alla mente e aiuteranno acomprendere le riflessioni della Sontag.

 “Le fotografie non possono creare una posizione morale, ma possonorafforzarla”, scriveva la Sontag nel suo saggio “Sulla Fotografia Realtà e immagine nella nostra società” del 1973.

“Le fotografie possono essere ricordate più velocemente delleimmagini in movimento…La televisione è un susseguirsi ininterrotto diimmagini, ognuna delle quali cancella quella che la precede…Immaginicome quella che nel 1972 comparve sulle prime pagine di quasi tutti iquotidiani del mondo – il bambino sud vietnamita che, irrorato dalnapalm americano, correva su una strada verso l’obiettivo, a bracciaaperte e urlando di dolore – contribuì probabilmente ad accrescerel’avversione dell’opinione pubblica alla guerra, più di cento ore diatrocità viste alla televisione”.

Ma quarant’anni dopo, l’affollamento delle foto fa sì che i media sitrovino costretti a pubblicare immagini  di cui non possono controllarela provenienza, cioè la fonte. I decollati in Irak e la loro prigioniacalvario, la grande gabbia allestita per Kenneth Bigley prima che fosseucciso. Cosa c’era di più falsamente orchestrato per i media di quellasua catena al collo e della sua figura rattrappita nella gabbia troppogrande?

La Sontag  nel 1973 aveva una visione critica sulla pubblicazionedelle foto di guerra: “Una cosa è soffrire, un’altra vivere con leemozioni fotografate della sofferenza, che non rafforzanonecessariamente la coscienza o la capacità di avere compassione”. Insintesi le immagini paralizzano, le immagini anestetizzano. Quando si èripetutamente esposti alle immagini, esse diventano meno reali. Anzi,le fotografie rappresentano una forma di consumismo estetico al qualetutti sono dediti. La conclusione era socratica. Oggi tutto esiste perfinire in una fotografia.

I giornalisti di oggi, possiamo aggiungere, sanno benissimo quantoquesto pensiero sia sommamente vero. Non esiste più nulla che non siafotografabile, giornalisticamente parlando. E, se non lo fosse, lamannaia del disinteresse cadrebbe su quel fatto o quella cosa, perquanto importanti ed eccezionali.  Potremmo dire con la Sontag che:“…avere una fotografia di Shakespeare sarebbe come avere un chiododella Vera Croce”. Dissacrante? No, oggi accade esattamente questo. Lafoto è la notizia. Come metafora è priva di sbavature, anzi rasental’ironia di quello stato di cose che nelle redazioni si chiamaossessione delle immagini, imperio dunque delle foto.

Eppure il contenuto etico delle fotografie è fragile, non semprecerto, anzi quasi mai. La fotografia ha una molteplicità disignificati. La  morte, l’orrore, a loro volta, sono  argomenti eterni,legati al mito, temi insomma che ci appartengono e che attraggono oltremisura qualunque essere umano. Anche i lettori e i telespettatori,dunque.

Susan Sontag nell’ultimo libro “Davanti al dolore degli altri”,mentre si avvicinava alla fine della sua vita, cambia radicalmenteopinione. Tra i due libri corre una distanza di oltre trent’anni. Econclude con una visione molto diversa da quella del ’73. “Lasciamociossessionare dalle immagini più atroci”, esorta nel capitolo ottavo dellibro, il penultimo. Perché mai? “Quelle immagini dicono: ecco ciò chegli esseri umani sono capaci di fare, ciò che – entusiasti e convintid’essere nel giusto - possono prestarsi a fare. Non dimentichiamolo”.

Due i punti interessanti delle sue conclusioni. Il primo. Ma ilricordare è sempre un atto etico? Il filo del discorso della Sontagcorre lungo binari filosofici:  “Fare pace significa dimenticare”. Perriconciliarsi bisogna che la memoria sia difettosa. Il secondo. Ilfatto che le notizie di guerra siano diffuse, non significa che siacresciuta anche la capacità di riflettere della gente lontana. E’comprensibile che le persone ad un certo punto voltino le spalle adimmagini che le fanno sentire male. Non è un difetto non esseredevastati e non soffrire quando vediamo tali immagini.

Ma le foto sono pur sempre un invito a riflettere, ad analizzare leragioni con delle domande: “Chi ha provocato ciò che l’immagine mostra?Chi ne è responsabile? E’ un atto scusabile? Si sarebbe potutoevitare…?”.

La vista sarebbe secondo i filosofi dell’antica Grecia il più nobiletra i sensi. Dunque guardare è bello, facile, si può interromperequando si vuole, che sia da lontano o che sia da vicino. Guardare restasempre e solo guardare, conclude Susan Sontag.

Alcune foto sono state in effetti un memento mori, oggetti dicontemplazione che hanno permesso di rendere più profondo il sensodella realtà. Icone laiche del reale. Per le quali – dice la Sontag - sarebbe utile avere uno spazio laico di riflessione.  Ma come leggiamonel capitolo nono, l’ultimo: “…è difficile imbattersi in uno spazioconsacrato alla serietà nella società moderna, il cui principalemodello di spazio pubblico è rappresentato dal centro commerciale”. Leemozioni nelle foto poi sono fugaci e il peso e la serietà delle fotocedono il passo. Tutta la barbarie che si vedrà, dunque, nelle fotodiventerà alla fine solo la barbarie degli uomini in quanto tali e leintenzioni del fotografi risulteranno irrilevanti.

Che le foto dell’orrore invadano pure i media e le città. Se questa è la vita degli esseri umani.

Grazie, Susan Sontag, per avere ampliato l’orizzonte legato allariflessione sulle immagini e a non averlo isolato solo a posizionirigide di pro e contro la pubblicazione, in modo da poter accogliere lemille possibilità che le foto offrono oggi ai cittadini che voglionosapere.

Ma forse, vorremmo aggiungere, che la questione tocca anche il comesi può pubblicare e come si può guardare. Pensando all’arte antica,alla sua forza di rappresentazione, ai quadri sulle morti, leuccisioni, i decollamenti, le rappresentazioni più atroci dei martiricristiani, v’era nei quadri una compassione, una compartecipazione aldolore, creata dall’artista, con la scelta dei volti, degli sguardi edei colori, persino dei tessuti. Non v’era, dunque, solo larappresentazione dell’orrore.

Se il nostro guardare foto è in qualche modo un sostituto dell’arteantica, come del resto dice anche la Sontag nel suo libro del ’73,perché non chiederci se nel fare foto e poi nel pubblicarle si tieneancora conto che si ha a che fare con il dolore degli esseri umani? Chedi fronte al dolore matura una sorta di rispetto legato appunto allapietà, un sentire antico come l’uomo.

La foto può essere esonerata da questo sentimento con una visioneassolutamente laica? Sarei per  un passo in più sulla riflessione, unpasso che va verso quell’umanesimo che non è ancora defunto sotto leceneri del commerciale. Guardare è anche dare la vita. Attraverso ilvedere noi decretiamo l’esistenza e non la morte. Se conserviamo lapietà e la coralità del sentire che è il dolore.

Ma è possibile, nel contesto odierno, per fotografi, giornalisti ecittadini conservare viva la pietà di fronte alla rappresentazionefotografica del dolore o della morte? Noi crediamo di sì, perché è unmust, cioè un dovere morale a cui non possiamo rinunciare.

Paola Pastacaldi

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GOOGLE: RIVOLUZIONE TV
PER YOUTUBE. AVRÀ 100 CANALI divisi in 19 categorie.
ACCORDI CON SOCIETÀ MEDIA E CON HOLLYWOOD.

New York, 29 ottobre 2011. Rivoluzione Youtube. Il popolare sito di condivisione di video si arricchisce di 100 canali con contenuti originali e la partecipazione di molte star, dalla cantante Madonna al rapper Jay-Z, dall'attore Ashton Kutcher all'ex star dell'Nba Shaquille ÒNeal. Google, a cui fa capo YouTube, ha stretto partnership con società media, case di produzione di Hollywood e creatori di video online per realizzare i 100 canali, molti dei quali saranno disponibili il prosismo anno. Complessivamente saranno prodotte 25 ore di programmazione al giorno. I canali saranno divisi in 19 categorie: in quello ispanico - secondo indiscrezioni - una delle protagoniste sarà la star del piccolo schermo Sofia Vergara della fiction 'Modern family'; quello per la salute potrebbe essere affidato al guru del wellness Deepak Chopra mentre il canale comedy potrebbe avvalersi della partecipazione di Rainn Wilson di 'The officè. Madonna dovrebbe essere coinvolta in un canale dedicato alla danza e Jay-Z potrebbe produrre contenuti legati al suo sito Life + Times. Fra i partner per i contenuti di informazioni figurano Thomson Reuters e il Wall Street Journal. Per il canale moda saranno coinvolti i magazine Cosmopolitan, Marie Claire e Harper's Bazaar. La svolta impressa da Google a YouTube punta a una vera rivoluzione per il sito di condivisione di video, che - nelle mire di Mountain View - deve aspirare a diventare il fornitore di video della prossima generazione in grado di gestire canali online con show professionali. Secondo indiscrezioni, YouTube distribuirà ai creatori di contenuti il 55% dei ricavi pubblicitari una volta che avrà recuperato quanto versato nelle loro tasche in anticipo. YouTube - riporta il Wall Street Journal - ha pagato più di 100 milioni di dollari in anticipo ai propri partner per i contenuti, che devono restare in esclusiva di YouTube per 18 mesi. I creatori potranno ritirare i propri contenuti dal sito dopo 3 anni L'iniziativa di YouTube potrebbe attirare molta pubblicità, afferma David Cohen, vice presidente esecutivo di Universal McCann. «È chiaramente la più audace iniziativa di programmazione originale per internet, che capitalizza sui trend della programmazione di nicchia e che è realizzata valutando le passioni del pubblico e creando introno a queste delle comunità». L'annuncio di YouTube coincide con l'upgrade del software di Google TV, che consente agli utilizzatori di guardare i video web dal proprio televisore.(ANSA).

 

(*) Le Blog Rank (BR) est un indice de qualité calculé chaque nuit à partir de nombreux critères et d'un algorithme complexe. Il varie entre 0 et 100, et traduit l'activité du blog, ainsi que l'intérêt porté par les visiteurs. Un Blog Rank élevé indique que le blog a été mis à jour récemment, et que les visiteurs qui s'y sont rendus l'ont trouvé intéressant.

Parmi les informations qui interviennent dans son calcul, le Blog Rank prend en compte :

  • la régularité dans la mise à jour et l'ajout d'articles
  • le temps passé des visiteurs sur le blog et par article
  • le nombre d'articles lus par visiteur
  • le nombre d'abonnés à la newsletter
  • le nombre de visites spontanées ne venant pas d'un moteur de recherche (indice de récurrence)
  • l'activité récente (nombre d'articles publiés dans les 30 derniers jours)
  • le nombre de commentaires récents
  • l'audience globale

Cette méthode est mise à jour régulièrement et permet une certaine homogénéité des calculs afin d'éviter les abus.

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29 octobre 2011 6 29 /10 /octobre /2011 14:55

 

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BLOG RANK*
OCTOBRE RANK  79

PRESENTS:

 

RAI-AGCOM: NON ESISTE IL DANNO CERTO.

 

PM: ARCHIVIAZIONE PER IL
PREMIER E ANCHE PER
MASI E INNOCENTI.

CASO RELATIVO ALLE PRESUNTE
PRESSIONI SU 'ANNOZERO’

 

annozero-009.jpg


Roma, 27 ottobre 2011. Nessuna violazione di legge e danno certo inesistente. Per questo motivo potrebbe finire in archivio l'inchiesta dalla Procura di Roma sulle presunte pressione messe in atto da Silvio Berlusconi nel 2009 per far sospendere la trasmissione 'Annozero’ condotta da Michele Santoro. I pm capitolini hanno avanzato al gip la richiesta di archiviazione della posizione del presidente del Consiglio e degli altri indagati per abuso d'ufficio: Mauro Masi, ex dg della Rai, e Giancarlo Innocenzi, ex commissario Agcom. L'inchiesta, nata come costola di una più ampia indagine condotta dalla Procura di Trani sulle carte di credito revolving, è stata trasferita per competenza territoriale a Roma il 24 marzo dello scorso anno. Inizialmente i pm di piazzale Clodio avevano ipotizzato a carico di Berlusconi i reati di minaccia a un corpo amministrativo dello Stato e di concussione ai danni di Masi e di Innocenzi (che risultavano parti offese), ma lo scorso 19 luglio il Tribunale dei ministri decide di archiviare le due ipotesi di reato ipotizzando, invece, l'abuso d'ufficio ed estendendolo anche all'ex dirigente Rai e all'ex commissario dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni. Secondo il collegio speciale per reati ministeriali nella condotta oggetto dell'inchiesta non è prefigurabile la concussione ai danni dell'ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, nè le minacce ai danni dell'Autorità delle Comunicazioni per far chiudere Annozero, come, invece, ipotizzato dai pm pugliesi. Su queste due fattispecie il tribunale ha archiviato la posizione di Berlusconi. In base all' esame di diciotto intercettazioni telefoniche, per i giudici del tribunale dei ministri è configurabile l'ipotesi di abuso d'ufficio per tutti e tre i protagonisti della vicenda. Ora il capo della Procura di Roma Giovanni Ferrara e l'aggiunto Alberto Caperna hanno chiesto al gip l'archiviazione del procedimento per «mancata violazione di legge e l'inesistenza di un danno certo». Il caso giudiziario era partito dalla procura di Trani come tranche di un'inchiesta su alcune carte di credito del circuito American Express. Indagando per truffa e usura la procura pugliese si ritrovò sul tavolo intercettazioni di conversazioni telefoniche tra il presidente del Consiglio, l'ex commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e l'ex direttore generale della Rai in cui si parlava del destino di alcuni talk show del servizio pubblico televisivo.(ANSA).

 

 

(*) Le Blog Rank (BR) est un indice de qualité calculé chaque nuit à partir de nombreux critères et d'un algorithme complexe. Il varie entre 0 et 100, et traduit l'activité du blog, ainsi que l'intérêt porté par les visiteurs. Un Blog Rank élevé indique que le blog a été mis à jour récemment, et que les visiteurs qui s'y sont rendus l'ont trouvé intéressant.

Parmi les informations qui interviennent dans son calcul, le Blog Rank prend en compte :

  • la régularité dans la mise à jour et l'ajout d'articles
  • le temps passé des visiteurs sur le blog et par article
  • le nombre d'articles lus par visiteur
  • le nombre d'abonnés à la newsletter
  • le nombre de visites spontanées ne venant pas d'un moteur de recherche (indice de récurrence)
  • l'activité récente (nombre d'articles publiés dans les 30 derniers jours)
  • le nombre de commentaires récents
  • l'audience globale

Cette méthode est mise à jour régulièrement et permet une certaine homogénéité des calculs afin d'éviter les abus.

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23 septembre 2011 5 23 /09 /septembre /2011 16:51

 

 

 

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GIORNALISTI.
Il Consiglio nazionale
dell’Ordine approva un
documento che boccia
i Consigli di disciplina
previsti dalla legge 248/11
a tutela dell’autonomia
disciplinare dell’ente.
E’ un atto di guerra.
In coda il dl 138 con le novità
che riguardano gli Ordini.

 

 

Roma, 22/09/2011. Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei Giornalisti, riunito a Roma in data 21 settembre 2011, ha approvato all'unanimità il seguente ordine del giorno:

 

 

 

RILEVATA

 

la specificità della professione giornalistica, che non può essere annoverata tra le “attività economiche” cosi come invece previsto dalla legge 148/2011;

 

 

 

CONSIDERATO

 

che l'esistenza dell'Ordine è fondamentale per garantire tutela, autonomia e il diritto all'informazione costituzionalmente garantito;

 

 

 

RITIENE

 

di avviare con urgenza il confronto con le istituzioni parlamentari e governative, anche attraverso il tavolo delle professioni, per definire un percorso di riforma che mantenga e difenda i principi alla base della legge istitutiva dell'Ordine;

 

 

 

IMPEGNA

 

il Presidente a costituire un gruppo ristretto di consiglieri, affiancati da esperti giuristi - avvalendosi del contributo di idee dell'intero Consiglio - con il preciso mandato di elaborare un testo che consenta, anche alla luce delle novità legislative riguardanti l'ordinamento della professione giornalistica, di tutelare l'autonomia disciplinare dell'Ordine, la sua indipendenza, la sua attuale natura di Ente di diritto pubblico di cui fanno parte sia giornalisti professionisti che giornalisti pubblicisti.

 

(Testo in  http://www.odg.it/content/il-consiglio-nazionale-ha-approvato-un-ordine-del-giorno-sulla-riforma-dellordine-dei-giorna)

 

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° 

 

Studio di Franco Abruzzo.

 

La legge professionale

 

dei giornalisti aggiornata

 

con le novità del dl 138/2011

 

(manovra bis), del ddl

 

Pisicchio/Mazzuca all’esame

 

del Senato e della legge

 

dei notai che nel 2006 ha 

 

anticipato la riforma.  Il

 

presidente del  “Consiglio

 

di disciplina” scelto tra

 

i giudici d’appello e affiancato

 

da due giornalisti.

 

Ai Consigli dell’Ordine

 

competenza sugli Albi,

 

sull’esame di Stato

 

e sulla formazione continua

 

(altra novità rilevante).

 

 

 

L’onorevole Giancarlo Mazzuca (Pdl), giornalista professionista e già direttore di importanti quotidiani del Gruppo Monti/Riffeser, e il senatore Antonino Caruso (Pdl), avvocato e pubblicista, stanno già lavorando per apportare i cambiamenti al ddl all’esame del Senato. Che ne pensa il ministro di Giustizia?

 

 

 

di Francesco De Bonis

 

(Leggi tutto in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=7217)

 

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26 juillet 2011 2 26 /07 /juillet /2011 20:25

 

 

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LA PRESIDENCE DU CONSEIL NATIONAL DE MONACO

 

robillon3.jpg

 

 

 

 

 

INTERVIEW  A' JEAN FRANCOIS  ROBILLON

 

robillon2.jpg

 

-          LM - Dans la lecture de votre riche biographie, on remarque votre intérêt pour la santé, étant médecin  cardiologue, ainsi que pour la culture et l’ éducation .  Vous êtes membre aussi du prestigieux  Ordre de la Pléiade et, depuis  2008, Président fondateur de SHARE ONG, association vouée à l’amélioration de la santé et de  l’ enseignement dans les pays sous développés. Donnez moi quelque détail additionnel pour nos lecteurs  et, comme demande suivante, sachant que vous êtes membre de plusieurs Commissions, comment maîtrisez votre temps quotidien, qu’on imagine surchargé entre les devoirs politiques, professionnels et sociaux.


robillon6-copie-1.jpg

 

 LM   LM -  Récemment le Conseil National a approuvé un projet de loi, le N°844, concernant les droits de mutation. Vous avez affirmé qu’il ne s’agît guère d’une nouvelle imposition mais le moyen pour optimiser au maximum les taxes déjà prévues dans le système fiscal monégasque . En pratique, il y aura une taxation de 4.5% sur chaque transaction immobilière à Monaco à la charge du bénéficiaire car, dans le passé y échappaient le 60% des propriétaires. Pouvez vous donner un exemple des changements  sur une vente , supposons de la part d’un propriétaire italien vers un acheteur résident à Monaco, dans la procédure avant et après le projet de loi N°844, nous faisant remarquer comment et pourquoi on arrivait à éviter la dite imposition ?

 

-          LM - Pouvez vous nous avancer les détails sur les prochains lois contre la discrimination et l’harcèlement et celle concernant l’Economie Numérique avec obligation  de la signature et protection des achats via internet ?

 

-          LM - Comment réagit la Principauté contre les « avances » d’autres Pays, dans le cas de Il Foglio Italiano nous nous referons  à l’Italie, afin d’obtenir  que leurs citoyens résident à Monaco soient imposable dans leur Pays d’origine, vue le fait qu’il n’y a pas de taxe sur la personne physique ? Beaucoup de personnages, à commencer par Pavarotti à Monaco, Valentino Rossi a Londres, malgré les papiers de résidence à l’étranger, on dû payer des millions d’euros au fisc italien pour éviter des suites judiciaires.

 

robillon1.jpg

 

 

-          LM - Quel sont les avantages des italiens résident à Monaco de très longue date et des italiens « enfants du pays » ? Y-a-t-il un moyen de s’approcher aux droits des sujets monégasques ?

 

-          CETTE DEMANDE PEUT ÊTRE LIMITEE A LA DESCRIPTION D’UN TRAITE’ ENTRE MONACO ET L’ITALIE CONCERNANT LES RETRAITES :

 

Dans les conventions concernant la retraite entre Monaco e l’Italie, un italien qui a une quota de contribution de travail versée en Italie, une fois cumulée avec celle maturée à Monaco, se vois réduire le montant italien selon des paramètres  qui fixent un toit après lequel on peut arriver à remarquer que la valeur de la retraite en provenance d’Italie soit moins de la moitié de ceux qu’on donne à qui n’a jamais contribué ! (Dans mos cas spécifique, avec 10 ans de contribution d’officier de marine marchande je reçoive 260 euro x 13 mois…). Est-ce-qu’il y a des cas  similaire de monégasque travaillant en partie en Italie ?

 

Les conventions entre Monaco et l'Italie concernant les travailleurs, sont elles définies par des lois ou bien font partie des règlementations de chaque discipline?

 

Jean-François ROBILLON

Robillon.jpg

Président du Conseil National
CHEVALIER DE L’ORDRE DE SAINT-CHARLES

Né le 27 mai 1962 en Principauté
Marié, père d’un enfant

Officier de l'Ordre de la Pléiade
Ancien élève du Lycée Albert 1er de Monaco
Il s’oriente vers des études de Médecine, en 1991 il obtient son Doctorat d'Etat en Médecine.
Diplômé d’Etudes Spéciales en Cardiologie et Pathologie Cardiovasculaire, il a fait son internat, de 1986 à 1991 dans les Hôpitaux Universitaires.

Il est nommé Chef de Clinique - Assistant des Hôpitaux Universitaires de Nice de 1991 à 1993 et Attaché des Hôpitaux Universitaires de Nice, de 1993 à 2003.
Depuis 1993, il exerce comme cardiologue libéral.
Depuis 2003, il est consultant au Centre CardioThoracique de Monaco.
Il est l'auteur ou co-auteur d'une trentaine de publications médicales
Vice-Président du Conseil de l’Ordre des Médecins de la Principauté de Monaco depuis 2000.

Il participe, dès 2001, à la création l'Union pour la Principauté (UP), parti majoritaire au Conseil National depuis les élections nationales de février 2003.
En 2003, il est élu Conseiller National, membre de l’UPM, union des groupes UP et UNAM (Union pour l’Avenir de Monaco).

Après les élections de février 2008, remportées par la liste de l'Union pour Monaco (UPM), il est réélu Conseiller National et en 2009 il est nommé Président de la Commission de l’Education et de la Jeunesse.

Le 11 janvier 2010, il est élu par ses pairs, Président du Conseil National.

Il est fait Chevalier de l’Ordre de St Charles par S.A.S. Le Prince Albert II en 2008.
En 2008, il est nommé Officier dans l’Ordre de la Pléiade, Ordre de la Francophonie et du Dialogue des Cultures.

Depuis 2008, il est Président-Fondateur de l’Association SHARE, ONG engagée dans l’amélioration de l’éducation et de la santé par l’enseignement dans les pays en voie de développement.

Depuis janvier 2010, il est membre du Conseil d’Administration de la Fondation Prince Albert II, dont l’objectif est la préservation de notre environnement en luttant contre le changement climatique, pour la biodiversité et la protection des ressources en eau.

robillon5.jpg
Groupe politique

Membre du groupe politique UDM Union Des Monégasques  


Membre des Commissions :

·         Finances et Economie Nationale 

·         Intérêts Sociaux et Affaires Diverses 

·         Législation 

·         Relations Extérieures 

·         Education et Jeunesse 

·         Logement 

·         Droits de la Femme et de la Famille 

·         Culture et Patrimoine 

·         Environnement et Cadre de vie 

Le Président du Conseil National peut assister ès qualités à toutes les réunions des Commissions mixtes qui réunissent les membres du Gouvernement et de l'Assemblée.
Il est plus particulièrement Président de la délégation monégasque à l'Assemblée Parlementaire de l'Organisation pour la Sécurité et la Coopération en Europe (OSCE)

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