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Mercredi 15 mai 2013 3 15 /05 /Mai /2013 07:36

 

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Thomas Vinterberg remporte le prix MEDIA de l’Union Européenne  au 66e Festival de Cannes  

 

http://thefilmstage.com/wp-content/uploads/2011/10/Thomas_Vinterberg_465641a.jpg

Le lauréat du prix MEDIA de l'Union européenne est le célèbre réalisateur danois Thomas Vinterberg. Ce prix récompense le meilleur nouveau projet cinématographique avec un fort potentiel de succès, susceptible de bénéficier d'un soutien au titre du programme européen MEDIA pour le cinéma. Il sera remis à Thomas Vinterberg par Androulla Vassiliou, membre de la Commission chargé de l’éducation, de la culture, du multilinguisme et de la jeunesse, lors du Festival de Cannes, le dimanche 19 mai, jour du 44e anniversaire du réalisateur.

 

Thomas Vinterberg partage ce prix avec le co-auteur Tobias Lindholm et la productrice Sisse Graum (Zentropa) pour leur nouveau projet Kollektivet (The Commune), qui raconte la vie dans une commune danoise dans les années 70 et qui devrait être mis en production l'année prochaine. La cérémonie de remise du prix, ouverte aux médias, aura lieu à 11h30 dans le Palais des Festivals (Café des Palmes).

«Le développement est une étape tellement essentielle et une partie éminemment créative du processus de création cinématographique. Quelle chance de pouvoir compter sur une institution telle que le programme MEDIA de l'Union européenne, qui reconnaît et soutient la création cinématographique à son stade le plus délicat!», a déclaré Thomas Vinterberg.

«Ce prix amplement mérité récompense l'un des réalisateurs les plus fantastiques d'Europe. Les films de Thomas ne sont jamais banals: ils stimulent toujours la réflexion et sont toujours magnifiquement écrits et interprétés. Il n'a pas peur de prendre des risques et, après le succès mondial de son chef-d’œuvre “La Chasse”, nous sommes impatients de découvrir son prochain film. Je suis aussi très heureuse de voir que le projet de film qui a remporté le prix MEDIA inaugural en 2012, “Le Passé”, d'Asghar Farhadi, a été sélectionné pour la compétition officielle de cette année à Cannes», a déclaré Mme Vassiliou.

 

http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-419_en.htm 

Thomas Vinterberg wins the European Union's Prix MEDIA at 66th Cannes Film Festival

 

Acclaimed Danish film director Thomas Vinterberg is the winner of the 2013 European Union Prix MEDIA. The prize is awarded to the best new film project with box-office potential eligible for support from the EU MEDIA programme for cinema. The award will be presented to Vinterberg by Androulla Vassiliou, European Commissioner for Education, Culture, Multilingualism and Youth, at the Cannes Film Festival on Sunday, 19 May - the director's 44th birthday.

 

Vinterberg shares the award with co-writer Tobias Lindholm and producer Sisse Graum (Zentropa) for their new project Kollektivet (The Commune), which tells the story of life in a Danish commune in the 1970s and which is due to go into production next year. The award ceremony, which is open to media, takes place in the Palais des festivals (Café des Palmes) at 11:30.

"Development is such a vital and hugely creative part of the film process. It is great to have an institution like the MEDIA programme of the European Union that acknowledges and supports film-making at its most delicate stage," said Vinterberg.

"This is a thoroughly deserved award for one of Europe's most exciting directorial talents. Thomas's films are never ordinary: always thought-provoking, beautifully told and beautifully acted. He's not afraid to take risks and, after the worldwide success of his 2012 masterpiece Jagten, we all eagerly look forward to his next release. I am also thrilled to see that the film project which won the inaugural EU Prix MEDIA in 2012, Le Passé by Asghar Farhadi, was selected for this year's official competition at Cannes," said Commissioner Vassiliou.

 

Contacts:

EUROPEAN COMMISSION :

Dennis Abbott  (+32 2 295 92 58); Twitter: @DennisAbbott

Dina Avraam  (+32 2 295 96 67)

 

EUROPEAN RENDEZ-VOUS AT FESTIVAL DE CANNES :

Pierre Laporte / Laurent Jourdren

+33 145 23 14 14 / +336 42 82 15 33 / +336 21 04 45 79

pierre@pierre-laporte.com; laurent@pierre-laporte.com

 


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Vendredi 10 mai 2013 5 10 /05 /Mai /2013 06:17

 

 

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GIORNALISTI: CONSEGNATO ‘IL PREMIOLINO’ A GIOVANNA CHIRRI, LUCREZIA RIECHLIN, SARAH VARETTO, PAOLO MONDANI, GIUSEPPE CRUCIANI E DAVID PARENZO, DIDI GNOCCHI. A CARLO PETRINI, FIRMA DE LA REPUBBLICA E FONDATORE DI SLOW FOOD, IL PREMIO BIRRA MORETTI PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA ALIMENTARE.

Milano, 8 maggio 2013.  Anche a Giovanna Chirri, la vaticanista dell’Ansa che l’11 febbraio scorso ha annunciato al mondo intero le dimissioni del papa, è stato assegnato stasera a Milano Il Premiolino durante una cerimonia che si è svolta a Palazzo Marino. Nella rosa dei premiati poi Lucrezia Riechlin del Corriere della Sera (per la sezione Quotidiani), Sarah Varetto, direttore di SkyTg24, per i confronti delle primarie del Pd, Paolo Mondani, giornalista di Report, per l’inchiesta su Monte dei Paschi, Giuseppe Cruciani e David Parenzo, voci de La Zanzara, per la sezione radio, Didi Gnocchi, direttore di ultrafragola.tv, per la sezione new media. A Carlo Petrini, firma de La Repubblica e fondatore di Slow Food, il premio Birra Moretti per la diffusione della cultura alimentare. A consegnare il premio a Giovanna Chirri è stato il presidente dell’Ansa e della Fieg, Giulio Anselmi. “E’ un esempio da citare nelle scuole di giornalismo - ha detto Anselmi -. Non tanto perché sa il latino, che per un vaticanista è normale, è come conoscere l’inglese per un giornalista finanziario. Ma per un altro motivo: Giovanna Chirri é rimasta a sentire il papa che parlava della beatificazione dei martiri di Otranto, un tema tanto appassionante che se ne erano andati tutti…”. La cerimonia di premiazione, nella sala Alessi di Palazzo Marino, ha visto il saluto del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: “Milano è felice di ospitare questo premio - ha detto il sindaco - in un momento così difficile per il lavoro”. (ANSA).

 

 

 

PREMIOLINO - I VINCITORI DELL'EDIZIONE 2013

 

La Giuria de Il Premiolino, prendendo in considerazione gli articoli e i servizi firmati nel corso dell’anno solare 2012, ha decretato i vincitori nelle diverse categorie.

 

Premiati per l’edizione 2013:

 

·         GIUSEPPE CRUCIANI / DAVID PARENZO – La Zanzara – Radio 24

 

Motivazione

 

Alla coppia di conduttori de "La Zanzara", la trasmissione corsara di Radio 24. Beffardi, spregiudicati, irriverenti e politicamente scorretti, muovendosi al confine tra informazione, satira e sberleffo hanno creato un nuovo linguaggio radiofonico e una rubrica di successo.

 

Giuseppe Cruciani, 1966, nato a Roma ma milanese d’adozione. Inizia a Radio Radicale, poi lavora a L’Indipendente con Vittorio Feltri. Dal 1995 per tre anni si trasferisce a Lione alla redazione italiana di Euronews. Dopo l’esperienza con Liberal settimanale (agli Esteri), dal gennaio 2000 è a Radio 24 dove conduce programmi d’informazione. Crea La Zanzara, in onda dal 2006, che ha ottenuto una Grolla d’Oro e per due anni consecutivi le Cuffie d’Oro come miglior programma radiofonico. Ha condotto programmi tv (Complotti su La7, Apocalypse, il grande racconto della storia su Rete4 e Il Tritacarne su Current Tv) e ha scritto due libri, uno sul Ponte di Messina e l’altro sul caso di Cesare Battisti (Gli amici del terrorista, Sperling).

 

All’inizio di quest’anno David Parenzo conduce “Tutti a casa – la politica fatta dai giovani”, in onda in tre serate su MTV. Ormai consolidata la co-conduzione della Zanzara con Giuseppe Cruciani è anche inviato di “in Onda”, programma di La7.

 

Inizia la sua carriera nelle tv locali. Per Telelombardia conduce Iceberg. Su 7 Gold, invece, propone, Titanic Italia. Fin da subito alterna il lavoro in video con quello della carta stampata. Dopo aver lavorato con Sandro Curzi a Liberazione diventa una delle firme del Foglio e del Giornale. Nel 2012 collabora con Piero Chiambretti. Insieme al presentatore lavora alle interviste politiche del programma in prima serata che lo showman realizza per Italia1.

 

·         GIOVANNA CHIRRI – Ansa

 

Motivazione

 

Ha mantenuto vivo il suo latino per poter leggere, da diligente cronista qual è, encicliche e testi del Vaticano. Ed è riuscita - anche grazie a quella che viene considerata una lingua morta e al suo fiuto - a realizzare un raro scoop: le dimissioni del Papa. Un esempio da citare nelle scuole di giornalismo.

 

Giovanna Chirri, classe '59, romana con radici sardo-tosco-liguri, è vaticanista per l'Ansa dal '94: ha coperto gli ultimi 12 anni del pontificato di Wojtyla e Ratzinger dall'inizio. È stata la prima a dare la notizia della rinuncia al pontificato ascoltandola dalla voce del Papa che in latino la annunciava ai cardinali. Ha pubblicato 'Karol Wojtyla, il Papa raccontato ai ragazzi'. Prima del Vaticano, ha seguito per l'Ansa lo Scientifico, gli Speciali e il Diplomatico. In gioventù ha collaborato con Libri novità per RadioTreRai, I Quartieri del Messaggero e ha fatto uno stage a Repubblica. Maturità classica, laurea in filosofia teoretica e master in giornalismo, con tesi sperimentale sull’introduzione dell’informatica nei quotidiani, lavorò a 4 mani con Loredana Bartoletti, relatore Sergio Lepri. Artigiana di Twitter, ama i libri, al virtuale preferisce il reale. Sposata con Mimmo da 30 anni, è mamma di Luca, Flavia e Marco.

 

·         DIDI GNOCCHI – Ultrafragola.tv

 

Motivazione

 

Per aver creato la prima Web Tv italiana dedicata all’arte, alla cultura e al design, adottando con coraggioso spirito pioneristico gli strumenti e i linguaggi più innovativi pur restando fedele ai valori del miglior giornalismo tradizionale.

 

Didi Gnocchi, classe ’61, per vent’anni è stata inviata prima nella carta stampata (La Provincia Pavese) e poi per i telegiornali delle reti Mediaset. Da metà del 1990 è stabilmente inviata nell’ex Unione Sovietica a cavallo della transizione. Racconta per i tg Mediaset la fine del comunismo, il declino di Gorbaciov e il periodo di Eltsin, il dopo Chernobyl, la pena di morte in Russia, la crisi dell’Armata Rossa.

 

Nel 2000 fonda la società 3D Produzioni. L’esperienza russa la porta ad approfondire per qualche anno i temi legati al periodo staliniano con una serie di documentari in onda su Rai e Mediaset.

 

A partire dal 2003 l’incontro con l’architetto Vico Magistretti e con Maddalena De Padova, la avvicina al design e all’architettura e nello stesso anno produce la prima serie televisiva sul design, Ultrafragola, realizzata per il canale di Sky, CULT. La serie sarà prodotta anche nel 2004.

 

Nell’aprile 2007 crea Ultrafragola.tv, la prima web tv dedicata ai temi di design architettura e arte, che tuttora dirige.

 

·         PAOLO MONDANI – Report – Rai Tre

 

Motivazione

 

Per aver svelato, con l'inchiesta su Monte dei Paschi di Siena nel maggio 2012, i meccanismi complessi della deriva economica, delle ragnatele societarie, del furto legalizzato. Ottima dimostrazione di un attento lavoro d'inchiesta e di coraggiosa indipendenza dal potere economico e politico.

 

Giornalista professionista. Ha lavorato per quotidiani italiani e network italiani ed esteri. Per la Rai, nel 1997, ha collaborato agli Speciali di Rai Due. Inoltre, tra il 1999 e il 2002, ha lavorato come inviato per Circus, Raggio Verde, Sciuscià, Emergenza Guerra e Sciuscià edizione straordinaria. Nel 2003 è inviato e coautore di Report, su Rai Tre. Nel 2006 collabora, come inviato, ad AnnoZero su Rai Due. Dal 2007 è di nuovo nel team di Report.

 

·         CARLO PETRINI – La Repubblica e fondatore di Slow Food

 

Premio Birra Moretti per la Diffusione della Cultura Alimentare

 

Motivazione

 

Promuove in tutto il mondo uno stile di vita rispettoso dei territori e delle tradizioni locali. Oggi si premia il giornalista: i suoi articoli affrontano la complessità dei temi connessi alla cultura alimentare rendendo semplice ciò che appare complesso e contribuendo a diffondere una cultura alimentare basata sulle diversità delle materie prime e sulla qualità degli ingredienti.

 

Nato a Bra (Cuneo) nel 1949, con studi di sociologia e un background di impegno in politica e nell’associazionismo. Negli anni Ottanta fonda Arcigola, divenuta nel 1989 l’associazione internazionale Slow Food. Dalle sue idee nascono la prima Università di Scienze Gastronomiche e Terra Madre.

 

Nella veste di giornalista ha collezionato importanti collaborazioni con quotidiani nazionali come Il Manifesto e successivamente, per diversi anni, con La Stampa. Oggi è una firma importante dei giornali del gruppo L’Espresso e in particolare de La Repubblica.

 

Nel 2004 la rivista Time Magazine gli attribuisce il titolo di Eroe Europeo, mentre nel gennaio 2008 compare, unico italiano, tra le «Cinquanta persone che potrebbero salvare il mondo», elenco redatto dal quotidiano The Guardian.

 

L’ultimo suo lavoro è Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo, pubblicato nel 2009 da Giunti – Slow Food Editore, ideale seguito di Buono, pulito e giusto (Einaudi, 2005), in cui Petrini aggiorna le sue teorie partendo dalla crisi mondiale e dal modello di pensiero e sviluppo che ne è la causa prima.

 

·         LUCREZIA REICHLIN – Corriere della Sera

 

Motivazione

 

Per aver saputo utilizzare e trasformare la sua esperienza internazionale di docente e di protagonista del mondo economico in preziosi strumenti per raccontare e spiegare da editorialista del Corriere della Sera la complessità dei problemi che stiamo vivendo.

 

Lucrezia Reichlin è Professore ordinario di economia alla London Business School e co-fondatrice della società di previsioni Now-Casting Economics Ltd. Tra le sue altre attività Reichlin è consigliere di Unicredit, direttore della ricerca per il Center for European Policy Research (CEPR) e presidente del consiglio di ricerca della think-thank europea, Bruegel. Dal marzo 2005 al settembre 2008 è stata Direttore Generale alla Ricerca alla Banca Centrale Europea. Collabora regolarmente al Corriere della Sera.

 

·         SARAH VARETTO – Sky Tg24 – Sky

 

Motivazione

 

Per essere riuscita con la sua équipe redazionale di Sky Tg24 a organizzare gli unici faccia a faccia televisivi tra i candidati alle Primarie del Partito Democratico, offrendo così un contributo prezioso per chiarezza e ritmo in uno scenario politico assai incerto e allarmante.

 

Giornalista professionista. Dal 1992 al 1998 è redattrice e conduttrice per l’emittente regionale GRP (Giornale Radiotelevisivo Piemonte) in vari programmi di informazione. Dal 1998 lavora per il programma Italia Maastricht su Rai Tre. Nel 2000 è redattrice per il programma Pianeta economia (una co-produzione di RaiNews24 e International Herald Tribune TV). Da marzo dello stesso anno è direttrice editoriale del sito di informazione economica e personal finance www.miaeconomia.it, che comprende oltre al sito Internet, il programma televisivo e progetti di comunicazione per aziende e istituzioni. Da luglio 2002 ne diviene direttore responsabile. Nel biennio 2002-2003 è autrice e conduttrice del magazine di informazione economica Miaeconomia in onda tutti i sabati e le domeniche su La7.

 

Parallelamente da dicembre 2002 a maggio 2003 è autrice e co-conduttrice con Alan Friedman del programma di economia I nostri soldi, in onda tutti i venerdì su Rai Due. Approda a SKY nel 2003 dove è autrice e conduttrice di Sky Tg24 Economia e caporedattore della redazione economica. Dal 4 luglio 2011 assume l'incarico di direttore del canale.

 

 

 

IL PREMIO BIRRA MORETTI PER LA DIFFUSIONE DELLA CULTURA ALIMENTARE

 

Il gusto della sincerità: così recita il sottotitolo de Il Premiolino. È proprio la sincerità, il denominatore comune che da 8 anni lega a doppio nodo, in qualità di mecenate, Birra Moretti a questo storico premio giornalistico.

 

Sincerità è sinonimo di genuinità, qualità e rispetto della tradizione. È un valore cui Birra Moretti tiene fede da sempre, da oltre 150 anni, tanto è lunga la sua storia. Birra Moretti è realmente una birra genuina, fatta ancora seguendo le regole tradizionali, utilizzando materie prime garantite e una particolare miscela di luppoli e malti pregiati che le donano un aroma unico.

 

A partire dal 2009, fra i riconoscimenti decretati dalla Giuria de Il Premiolino, è stato inserito anche il Premio Birra Moretti per la Diffusione della Cultura Alimentare, assegnato ogni anno a quel giornalista capace, attraverso i suoi articoli e i suoi servizi, di stimolare fra i lettori l’amore per la cucina, il piacere del mangiare sano, informato, corretto e, comunque, mai del tutto a caso.

 

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La Giuria quest’anno ha assegnato il Premio Birra Moretti per la Diffusione della Cultura Alimentare a Carlo Petrini, dal 2007 firma de La Repubblica e fondatore dell’associazione Slow Food.

 

Questa la motivazione ufficiale con cui gli viene assegnato il riconoscimento:

 

Promuove in tutto il mondo uno stile di vita rispettoso dei territori e delle tradizioni locali. Oggi si premia il giornalista: i suoi articoli affrontano la complessità dei temi connessi alla cultura alimentare rendendo semplice ciò che appare complesso e contribuendo a diffondere una cultura alimentare basata sulle diversità delle materie prime e sulla qualità degli ingredienti.

 

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IL PERCORSO CULTURALE DI BIRRA MORETTI

 

Ha inizio nel 2007 il pionieristico percorso di Birra Moretti finalizzato alla promozione di una nuova cultura della birra in Italia, coerentemente con gli stili e i gusti del nostro Paese. Un progetto ad ampio raggio e in continua evoluzione che, nel valorizzare la storia, l’esperienza birraria e la qualità della famiglia di birre più premiata d’Italia, dà voce al Paese attraverso le attività di ricerca e divulgazione dell’Osservatorio Birra Moretti e crea opportunità per le eccellenze emergenti.

 

2007

 

Italiani sinceri, ma non troppo - È la prima indagine sociale promossa dall’Osservatorio Birra Moretti – condotta da Astra Ricerche - che, scandagliando fra coscienza e interiorità, porta alla luce il livello di onestà intellettuale, di correttezza sociale, di autenticità relazionale che caratterizzano il nostro modo di pensare, di agire, di rapportarci con gli altri. Quello della sincerità rappresenta il primo di una serie di valori che, nelle intenzioni di Birra Moretti, da sempre paladina del gusto per la sincerità, potranno essere indagati negli anni a venire con l’obiettivo di comprendere sempre meglio il modo di pensare e di comportarsi degli italiani.

 

2007 - 2008

 

Partnership con IPCA – Scuola della Cucina Italiana - Dall’alleanza con IPCA e Scuola della Cucina Italiana nasce la prima collezione di ricettari che propone la Birra in abbinamento e come ingrediente per la ricettazione. In cucina con Birra Moretti? Perché no! – Vol. 1 (2007) e Vol.2 (2008) sono gratuiti, scaricabili online e pensati per un pubblico di appassionati non necessariamente esperti. Propongono 50 ricette, dagli antipasti ai dolci, nate seguendo il ritmo naturale delle stagioni, in cui i gusti e i colori di Birra Moretti diventano ingredienti di successo. Della collana fa parte anche Le ricette del 45° (2008): 8 ricette per tutti realizzabili nel tempo dell’intervallo di una partita di calcio.

 

2008

 

La partnership con Identità Golose - Nel 2008, Birra Moretti diviene main sponsor di Identità Golose, il Congresso Italiano della Cucina d’Autore che ogni anno richiama dall’Italia e dal mondo grandi Chef, giornalisti, addetti ai lavori, opinionisti ‘della forchetta’ e amanti del ben mangiare. Se la qualità (del cibo) e l’innovazione (in cucina) sono i protagonisti di sempre a Identità Golose, lo stesso binomio caratterizza fortemente la filosofia aziendale di Birra Moretti, prodotta seguendo regole tradizionali e utilizzando materie prime di alta qualità.

 

Le specialità di Birra Moretti & Eataly - Nelle diverse sedi di Eataly, il mercato dei “Cibi Alti” nato a Torino e oggi ambasciatore del food made in Italy in numerose capitali del mondo - a partire dal 2008, Birra Moretti organizza eventi e incontri con il pubblico finalizzati alla diffusione di una migliore conoscenza del prodotto e alle sue potenzialità sulla tavola e in cucina.

 

2009

 

ll Premiolino e il Premio Birra Moretti per la diffusione della cultura alimentare in ambito giornalistico - A partire dal 2006 Birra Moretti è “mecenate” de Il Premiolino, il premio giornalistico più antico e prestigioso d’Italia, condividendone i due valori portanti: la sincerità e la convivialità. Non a caso il titolo del Premio oggi recita “Il gusto della sincerità”. Con l’edizione 2009 viene istituito il Premio Birra Moretti per la diffusione della cultura alimentare destinato ai giornalisti impegnati in una corretta e attenta opera di divulgazione e valorizzazione della cultura alimentare made in Italy. L’importante riconoscimento viene assegnato ogni anno dalla Giuria de Il Premiolino (www.premiolino.it).

 

Nel cuore di Napoli nasce “Pizza Moretti” - Nel 2009 il famoso piatto della tradizione partenopea e italiana, la pizza, viene rielaborato dall'antica Pizzeria Brandi di Napoli, utilizzando un impasto creato ad hoc per Birra Moretti con farina di malto, farina di mais e lievito di Birra Moretti. Sono proprio queste le materie prime che rendono Pizza Moretti unica, come gli ingredienti che guarniscono, tutte ricercate prelibatezze di origine esclusivamente campana.

 

Grandi Chef per Birra Moretti – A partire dal 2009, sono sempre più numerosi i grandi Chef stellati, assi della cucina italiana – da Massimo Bottura a Claudio Sadler, da Andrea Berton a Davide Oldani, per citarne alcuni - che vengono coinvolti da Birra Moretti nel suo progetto culturale e invitati a creare ricette, abbinamenti e menu, utilizzando le sei specialità della famiglia Birra Moretti in abbinamento e come ingrediente nei loro piatti.

 

2010

 

La Carta degli Abbinamenti delle birre di Birra Moretti – L’attività editoriale si arricchisce con La Carta degli Abbinamenti delle birre di Birra Moretti, pensata per contribuire a diffondere la corretta cultura della birra. Un volume di 74 pagine, affidate all’esperta penna di Maurizio Maestrelli, uno dei più competenti giornalisti italiani in materia birraria, per divulgare le regole base per gustare a pieno una birra e per abbinarla correttamente al cibo.

 

Italiani a Raggi Eat: una ricerca alla scoperta di gusti e abitudini alimentari degli italiani – L’Osservatorio Birra Moretti presenta i risultati della seconda ricerca sociale “Italiani a Raggi Eat”. Con Marilena Colussi, sociologa dell’alimentazione, il campo di indagine si apre al rapporto che il nostro Paese ha con l’alimentazione in generale e con la birra in particolare, soffermandosi sul concetto di ‘identità nazionale gastronomica’. Il sondaggio coinvolge un campione rappresentativo di oltre 26 milioni di italiani intervistati via web e 11 fra i più noti Chef italiani, chiamati a commentare i principali risultati dell’indagine. Dalla ricerca, emerge il profilo del Beer Lover italiano: quasi 4 milioni di persone che nutrono nei confronti della birra una vera e propria passione privilegiandola a tutte le altre bevande.

 

2011

 

Ogni birra ha la sua spezia – Debutta la partnership con Gambero Rosso - punto di riferimento per migliaia di appassionati del ben mangiare – e nasce “Birra e spezie, perché no?”, sezione del sito www.gamberorosso.it nella quale Birra Moretti e Gambero Rosso esplorano nuove strade del gusto scegliendo le combinazioni ideali fra spezie e birra. Sei diversi stili birrari e 20 fra spezie e aromi, grazie al corretto abbinamento, diventano i protagonisti indiscussi di tante ricette create per esaltare il gusto della birra.

 

Premio Birra Moretti Grand Cru - In collaborazione con Identità Golose, Birra Moretti lancia il Premio Birra Moretti Grand Cru, primo concorso nazionale rivolto a Chef e Sous Chef italiani under 35 “con la passione della birra in cucina”. Il vincitore della prima edizione - Giuliano Baldessari, sous chef del ristorante Le Calandre di Sarmeola di Rubano (PD) – è stato decretato da una Giuria d’eccezione composta da 8 chef pluristellati (Massimo Bottura - presidente, Andrea Berton, Cristina Bowerman, Carlo Cracco, Gennaro Esposito, Davide Oldani, Claudio Sadler, Davide Scabin), da un sommelier di fama mondiale (Marco Reitano), oltre che da Alfredo Pratolongo per Birra Moretti e dal giornalista e ideatore di Identità Golose Paolo Marchi.

 

2012

 

Gli Italiani? Kitchen People! – È la nuova e più recente puntata dell’indagine sul rapporto tra gli Italiani e il cibo e sui risvolti sociali connessi al 'vivere la tavola', condotta dalla sociologa dell’alimentazione Marilena Colussi con l’Istituto C.R.A. per l’Osservatorio Birra Moretti. La ricerca si è focalizzata sul concetto di ospitalità e sugli argomenti di conversazione prediletti o da censurare, per poi fare un raffronto con le abitudini del popolo britannico, scoprendo che è sempre più forte la dimensione italiana di Kitchen People.

 

Premio Birra Moretti Grand Cru – La seconda edizione del Premio – che, sul successo della prima ha registrato un incremento del 20% nel numero dei partecipanti - viene conquistata da Christian Milone, Chef del ristorante Trattoria Zappatori di Pinerolo (TO). La Giuria stellata che lo ha eletto, presieduta da Claudio Sadler, era composta dagli Chef Andrea Berton, Cristina Bowerman, Iside De Cesare, Nino Di Costanzo, Davide Oldani, Simone Padoan, Andrea Sarri, dal sommelier Giuseppe Palmieri, da Alfredo Pratolongo e Paolo Marchi.

 

 

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Mardi 7 mai 2013 2 07 /05 /Mai /2013 07:51

 

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LE PATACCHE NELLA VITA

abruzzzo

La presunta ‘medaglia d’oro’ per i 50 anni di Albo era una patacca. FRANCO ABRUZZO: “Ecco perché mi sono incazzato: nella mia stessa posizione ho visto i 75 colleghi premiati con una medaglia d’argento fatta passare come medaglia d’oro”. RENATO RANGHIERI: “NON HO PAROLE". EZIO CHIODINI: "“Provo anche un po' di umana compassione”

di FRANCO ABRUZZO

Mi sono incazzato ed ero in stato d’ira quando ho scritto la risposta al messaggio  della Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Milano, il cui contenuto e il cui tono mi hanno profondamente ferito.

 

Ricapitoliamo i fatti:

 

1). Domenica 5 maggio scrivo questa mail alla Presidente:

 

“Mi duole sollevare una questione proprio adesso che ti so tanto impegnata a favore della categoria, ma ho appreso da uno dei colleghi premiati come me che la medaglia - come ha potuto verificare -  non era d'oro, bensì d'argento 925. Mi è sorto il dubbio che l'Ordine di Lombardia abbia subito una truffa acquistando argento come fosse oro; infatti sul sito si parla due volte (22 febbraio e 28 marzo) di medaglia d'oro senza alcuna precisazione. Mi è parso doveroso farti questa segnalazione perché tu possa renderti conto della situazione e provvedere. Cordiali saluti, Franco Abruzzo, consigliere OgL”.

 

2).  La risposta di Letizia Gonzales:

 

“No problem. É argento placcata oro. Da qualche anno. Oro troppo costoso. Ma pensavi di rivenderla?  Mi risulta che sia il gesto che conta. Persino una pergamena.  O dovrei dire che le medaglie sono argento placcato oro?”.

 

A questo punto mi sono incazzato in maniera furibonda:  a) innanzitutto perché ha confermato che il 28 marzo ha rifilato a me ed a tanti colleghi una patacca e non chiede scusa;  b) mi ha insultato, addirittura ipotizzando che io potessi programmare di “rivendere” la medaglia e che quindi dessi rilievo al valore venale, obliterando il simbolismo di un atto di riconoscimento di una vita dedicata al giornalismo; c) mi dice che è così “da qualche anno”, ma né io né altri del Consiglio siamo stati messi al corrente di questa decisione: il problema in questi 3 anni non è stato mai portato all’attenzione del Consiglio, mentre è in vigore una delibera del 1989, atto amministrativo collegiale, che istituisce l’assegnazione annuale di una medaglia “d’oro” per i colleghi con 50 anni di Albo; ha deciso in solitudine senza informare nessuno, come, invece, avrebbe dovuto fare, per la elevatezza del riconoscimento e la esteriorizzazione della cerimonia e ha vanificato un atto collegiale, del Consiglio; d) Il sito dell’Ordine parla di medaglie “d’oro” all’indirizzo http://www.odg.mi.it/attivit%C3%A0-e-iniziative-ordine-lombardia/gioved%C3%AC-28-marzo-l%E2%80%99assemblea-degli-iscritti-allalbo-dei-giorn  e all’indirizzo http://www.odg.mi.it/attivit%C3%A0-e-iniziative-ordine-lombardia/approvato-il-bilancio-consuntivo-2012-e-preventivo-2013-dello .

 

Sono un signore preso in giro e offeso.

 

E mi chiedo: Letizia Gonzales può svolgere ancora le funzioni  di presidente di un Ordine dopo tale grave  “incidente”? Questo è il problema.

 

Milano, 6 maggio 2013.

 

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX

 

RENATO RANGHIERI: “NON HO PAROLE”.

 

Non ho parole. Ormai non ci si può fidare più di nulla e di nessuno in questo benedetto Paese. Pensa se un "premiato" avesse davvero (dati i tempi) avuto bisogno di vendersela quella medaglia, o impegnarla al Monte di Pietà......Credo che l'Ordine, se è vero come sembra sia in ottime condizioni economiche, si sarebbe potuto permettere una medaglietta d'oro per mezzo secolo di attività giornalistica dei suoi iscritti. Ho la sensazione di essere stato menato per il naso. Se è d'argento, ormai da anni, perchè continuare ad insistere sui carati?  Ora dovrò anche scusarmi con i  nipotini ai quali avevo detto che il nonno aveva ricevuto una medaglia d'oro è invece era una patacca. Siamo davvero caduti in basso. Cordiali saluti, Renato Ranghieri

 

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EZIO CHIODINI: “Provo anche un po' di umana compassione”

 

Caro Franco, dovresti sapere che signori (signore) si nasce e non si diventa neppure dopo anni di frequentazioni mondane. Quindi la tua legittima incazzatura dovrebbe ridimensionarsi se considerassi il contesto. E mi sembra anche giusto dire che probabilmente la signora non è la sola a conoscere la verità della patacca. Ti chiedi se persone del genere possono ancora far parte dell'Ordine? La risposta è ovvia, ma non solo per questa niente affatto signorile pataccata ma per l'inconsistenza e il volare basso, molto basso, di ormai un paio di mandati. Per il resto provo anche un po' di umana compassione.  Ciao, "medaglia d'argento placcata oro".

 

Ezio Chiodini

 


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Mardi 23 avril 2013 2 23 /04 /Avr /2013 14:38

 

 

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Lundi 22 avril 2013 1 22 /04 /Avr /2013 07:20

 

 

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Il messaggio pronunciato, dopo il giuramento, da GIORGIO NAPOLITANO di fronte al Parlamento nazionale. Una pagina nobile, eccezionale ed esaltante. “Bisognava offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi: passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l’Italia”. “Ma non è per prendere atto dell’ingovernabilità che ho accolto l’invito a prestare di nuovo giuramento come Presidente della Repubblica. L’ho accolto anche perché l’Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno”. Ora possiamo sperare nel futuro della Nazione.

 


Signora Presidente, onorevoli deputati, onorevoli senatori, signori delegati delle Regioni, lasciatemi innanzitutto esprimere – insieme con un omaggio che in me viene da molto lontano alle istituzioni che voi rappresentate – la gratitudine che vi debbo per avermi con così largo suffragio eletto Presidente della Repubblica. E’ un segno di rinnovata fiducia che raccolgo comprendendone il senso, anche se sottopone a seria prova le mie forze: e apprezzo in modo particolare che mi sia venuto da tante e tanti nuovi eletti in Parlamento, che appartengono a una generazione così distante, e non solo anagraficamente, dalla mia. So che in tutto ciò si è riflesso qualcosa che mi tocca ancora più profondamente : e cioè la fiducia e l’affetto che ho visto in questi anni crescere verso di me e verso l’istituzione che rappresentavo tra grandi masse di cittadini, di italiani – uomini e donne di ogni età e di ogni regione – a cominciare da quanti ho incontrato nelle strade, nelle piazze, nei più diversi ambiti sociali e culturali, per rivivere insieme il farsi della nostra unità nazionale.


Come voi tutti sapete, non prevedevo di tornare in quest’aula per pronunciare un nuovo giuramento e messaggio da Presidente della Repubblica.


Avevo già nello scorso dicembre pubblicamente dichiarato di condividere l’autorevole convinzione che la non rielezione, al termine del settennato, è “l’alternativa che meglio si conforma al nostro modello costituzionale di Presidente della Repubblica”. Avevo egualmente messo l’accento sull’esigenza di dare un segno di normalità e continuità istituzionale con una naturale successione nell’incarico di Capo dello Stato.


A queste ragioni e a quelle più strettamente personali, legate all’ovvio dato dell’età, se ne sono infine sovrapposte altre, rappresentatemi – dopo l’esito nullo di cinque votazioni in quest’aula di Montecitorio, in un clima sempre più teso – dagli esponenti di un ampio arco di forze parlamentari e dalla quasi totalità dei Presidenti delle Regioni. Ed è vero che questi mi sono apparsi particolarmente sensibili alle incognite che possono percepirsi al livello delle istituzioni locali,   maggiormente vicine ai cittadini, benché ora alle prese con pesanti ombre di corruzione e di lassismo. Istituzioni che ascolto e rispetto, Signori delegati delle Regioni, in quanto portatrici di una visione non accentratrice dello Stato, già presente nel Risorgimento e da perseguire finalmente con serietà e coerenza.


E’ emerso da tali incontri, nella mattinata di sabato, un drammatico allarme per il rischio ormai incombente di un avvitarsi del Parlamento in seduta comune nell’inconcludenza, nella impotenza ad adempiere al supremo compito costituzionale dell’elezione del Capo dello Stato. Di qui l’appello che ho ritenuto di non poter declinare –   per quanto potesse costarmi l’accoglierlo – mosso da un senso antico e radicato di identificazione con le sorti del paese.


La rielezione, per un secondo mandato, del Presidente uscente, non si era mai verificata nella storia della Repubblica, pur non essendo esclusa dal dettato costituzionale, che in questo senso aveva lasciato – come si è significativamente notato – “schiusa una finestra per tempi eccezionali”. Ci siamo dunque ritrovati insieme in una scelta pienamente legittima, ma eccezionale. Perché senza precedenti è apparso il rischio che ho appena richiamato : senza precedenti e tanto più grave nella condizione di acuta difficoltà e perfino di emergenza che l’Italia sta vivendo in un contesto europeo e internazionale assai critico e per noi sempre più stringente.


Bisognava dunque offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi: passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l’Italia.


E’ a questa prova che non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità. Ne propongo una rapida sintesi, una sommaria rassegna. Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti – che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale – non si sono date soluzioni soddisfacenti : hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.


Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato : e l’insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono. Attenzione : quest’ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell’amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme.


Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora  pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi.


La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell’abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti.


Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario.


Molto si potrebbe aggiungere, ma mi fermo qui, perché su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco: se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese.


Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana.


Parlando a Rimini a una grande assemblea di giovani nell’agosto 2011, volli rendere esplicito il filo ispiratore delle celebrazioni del 150° della nascita del nostro Stato unitario : l’impegno a trasmettere piena coscienza di “quel che l’Italia e gli italiani hanno mostrato di essere in periodi cruciali del loro passato”, e delle “grandi riserve di risorse umane e morali, d’intelligenza e di lavoro di cui disponiamo”. E aggiunsi di aver voluto così suscitare orgoglio e fiducia “perché le sfide e le prove che abbiamo davanti sono più che mai ardue, profonde e di esito incerto. Questo ci dice la crisi che stiamo attraversando. Crisi mondiale, crisi europea, e dentro questo quadro l’Italia, con i suoi punti di forza e con le sue debolezze, con il suo bagaglio di problemi antichi e recenti, di ordine istituzionale e politico, di ordine strutturale, sociale e civile.”


Ecco, posso ripetere quelle parole di un anno e mezzo fa, sia per sollecitare tutti a parlare il linguaggio della verità – fuori di ogni banale distinzione e disputa tra pessimisti e ottimisti – sia per introdurre il discorso su un insieme di obbiettivi in materia di riforme istituzionali e di proposte per l’avvio di un nuovo sviluppo economico, più equo e sostenibile.


E’ un discorso che – anche per ovvie ragioni di misura di questo mio messaggio – posso solo rinviare ai documenti dei due gruppi di lavoro da me istituiti il 30 marzo scorso. Documenti di cui non si può negare – se non per gusto di polemica intellettuale – la serietà e concretezza. Anche perché essi hanno alle spalle elaborazioni sistematiche non solo delle istituzioni in cui operano i componenti dei due gruppi, ma anche di altre istituzioni e associazioni qualificate. Se poi si ritiene che molte delle indicazioni contenute in quei testi fossero già acquisite, vuol dire che è tempo di passare, in sede politica, ai fatti; se si nota che, specie in materia istituzionale, sono state lasciate aperte diverse opzioni su varii temi, vuol dire che è tempo di fare delle scelte conclusive. E si può, naturalmente, andare anche oltre, se si vuole, con il contributo di tutti.


Vorrei solo formulare, a commento, due osservazioni. La prima riguarda la necessità che al perseguimento di obbiettivi essenziali di riforma dei canali di partecipazione democratica e dei partiti politici, e di riforma delle istituzioni rappresentative, dei rapporti tra Parlamento e governo, tra Stato e Regioni, si associ una forte attenzione per il rafforzamento e rinnovamento degli organi e dei poteri dello Stato. A questi sono stato molto vicino negli ultimi sette anni, e non occorre perciò che rinnovi oggi un formale omaggio, si tratti di forze armate o di forze dell’ordine, della magistratura o di quella Corte che è suprema garanzia di costituzionalità delle leggi. Occorre grande attenzione di fronte a esigenze di tutela della libertà e della sicurezza da nuove articolazioni criminali e da nuove pulsioni eversive, e anche di fronte a fenomeni di tensione e disordine nei rapporti tra diversi poteri dello Stato e diverse istituzioni costituzionalmente rilevanti.


Né si trascuri di reagire a disinformazioni e polemiche che colpiscono lo strumento militare, giustamente avviato a una seria riforma, ma sempre posto, nello spirito della Costituzione, a presidio della partecipazione italiana – anche col generoso sacrificio di non pochi nostri ragazzi – alle missioni di stabilizzazione e di pace della comunità internazionale.


La seconda osservazione riguarda il valore delle proposte ampiamente sviluppate nel documento da me già citato, per “affrontare la recessione e cogliere le opportunità” che ci si presentano, per “influire sulle prossime opzioni dell’Unione Europea”, “per creare e sostenere il lavoro”, “per potenziare l’istruzione e il capitale umano, per favorire la ricerca, l’innovazione e la crescita delle imprese”.


Nel sottolineare questi ultimi punti, osservo che su di essi mi sono fortemente impegnato in ogni sede istituzionale e occasione di confronto, e continuerò a farlo. Essi sono nodi essenziali al fine di qualificare il nostro rinnovato e irrinunciabile impegno a far progredire l’Europa unita, contribuendo a definirne e rispettarne i vincoli di sostenibilità finanziaria e stabilità monetaria, e insieme a rilanciarne il dinamismo e lo spirito di solidarietà, a coglierne al meglio gli insostituibili stimoli e benefici.


E sono anche i nodi – innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli  della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro – attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all’ordine del giorno in Italia e in Europa. E’ la questione della prospettiva di futuro per un’intera generazione, è la questione di un’effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità.


Volere il cambiamento, ciascuno interpretando a suo modo i consensi espressi dagli elettori, dice poco e non porta lontano se non ci si misura su problemi come quelli che ho citato e che sono stati di recente puntualizzati in modo obbiettivo, in modo non partigiano. Misurarsi su quei problemi perché diventino programma di azione del governo che deve nascere e oggetti di deliberazione del Parlamento che sta avviando la sua attività. E perché diventino fulcro di nuovi comportamenti collettivi, da parte di forze – in primo luogo nel mondo del lavoro e dell’impresa – che “appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa e a disagio di fronte all’innovazione che è invece il motore dello sviluppo”. Occorre un’apertura nuova, un nuovo slancio nella società ; occorre un colpo di reni, nel Mezzogiorno stesso, per sollevare il Mezzogiorno da una spirale di arretramento e impoverimento.


Il Parlamento ha di recente deliberato addirittura all’unanimità il suo contributo su provvedimenti urgenti che al governo Monti ancora in carica toccava adottare, e che esso ha adottato, nel solco di uno sforzo di politica economico-finanziaria ed europea che meriterà certamente un giudizio più equanime, quanto più si allontanerà il clima dello scontro elettorale e si trarrà il bilancio del ruolo acquisito nel corso del 2012 in seno all’Unione europea.


Apprezzo l’impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta : quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Non può, d’altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti.


La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del “metodo democratico”.


Le forze rappresentate in Parlamento, senza alcuna eccezione, debbono comunque dare ora – nella fase cruciale che l’Italia e l’Europa attraversano – il loro apporto alle decisioni da prendere per il rinnovamento del paese. Senza temere di convergere su delle soluzioni, dal momento che di recente nelle due Camere non si è temuto di votare all’unanimità. Sentendo voi tutti – onorevoli deputati e senatori – di far parte dell’istituzione parlamentare non come esponenti di una fazione  ma come depositari della volontà popolare. C’è da lavorare concretamente, con pazienza e spirito costruttivo, spendendo e acquisendo competenze, innanzitutto nelle Commissioni di Camera e Senato. Permettete che ve lo dica uno che entrò qui da deputato all’età di 28 anni e portò giorno per giorno la sua pietra allo sviluppo della vita politica democratica.


Lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del paese non è possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell’opposizione. A 56 giorni dalle elezioni del 24-25 febbraio – dopo che ci si è dovuti dedicare all’elezione del Capo dello Stato – si deve senza indugio procedere alla formazione dell’Esecutivo. Non corriamo dietro alle formule o alle definizioni di cui si chiacchiera. Al Presidente non tocca dare mandati, per la formazione del governo, che siano vincolati a qualsiasi prescrizione se non quella voluta dall’art. 94 della Costituzione : un governo che abbia la fiducia delle due Camere. Ad esso spetta darsi un programma, secondo le priorità e la prospettiva temporale che riterrà opportune.


E la condizione è dunque una sola : fare i conti con la realtà delle forze in campo nel Parlamento da poco eletto, sapendo quali prove aspettino il governo e quali siano le esigenze e l’interesse generale del paese. Sulla base dei risultati elettorali – di cui non si può non prendere atto, piacciano oppur no –  non c’è partito o coalizione (omogenea o presunta tale) che abbia chiesto voti per governare e ne abbia avuti a sufficienza per poterlo fare con le sole sue forze. Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto – se si preferisce questa espressione – si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessità di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese più ampie, e cioè anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilità istituzionale.


D’altronde, non c’è oggi in Europa nessun paese di consolidata tradizione democratica governato da un solo partito – nemmeno più il Regno Unito – operando dovunque governi formati o almeno sostenuti da più partiti, tra loro affini o abitualmente distanti e perfino aspramente concorrenti.


Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto,  di mediazioni, intese, alleanze politiche. O forse tutto questo è più concretamente il riflesso di un paio di decenni di contrapposizione – fino allo smarrimento dell’idea stessa di convivenza civile – come non mai faziosa e aggressiva, di totale incomunicabilità tra schieramenti politici concorrenti.


Lo dicevo già sette anni fa in quest’aula, nella medesima occasione di oggi, auspicando che fosse finalmente vicino “il tempo della maturità per la democrazia dell’alternanza”: che significa anche il tempo della maturità per la ricerca di soluzioni di governo condivise quando se ne imponga la necessità. Altrimenti, si dovrebbe prendere atto dell’ingovernabilità, almeno nella legislatura appena iniziata.


Ma non è per prendere atto di questo che ho accolto l’invito a prestare di nuovo giuramento come Presidente della Repubblica. L’ho accolto anche perché l’Italia si desse nei prossimi giorni il governo di cui ha bisogno. E farò a tal fine ciò che mi compete : non andando oltre i limiti del mio ruolo costituzionale, fungendo tutt’al più, per usare un’espressione di scuola, “da fattore di coagulazione”. Ma tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilità : era questa la posta implicita dell’appello rivoltomi due giorni or sono.


Mi accingo al mio secondo mandato, senza illusioni e tanto meno pretese di amplificazione “salvifica” delle mie funzioni ; eserciterò piuttosto con accresciuto senso del limite, oltre che con immutata imparzialità, quelle che la Costituzione mi attribuisce. E lo farò fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerirà e comunque le forze me lo consentiranno. Inizia oggi per me questo non previsto ulteriore impegno pubblico in una fase di vita già molto avanzata ; inizia per voi un lungo cammino da percorrere, con passione, con rigore, con umiltà. Non vi mancherà il mio incitamento e il mio augurio.


Viva il Parlamento! Viva la Repubblica! Viva l’Italia!

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