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2 avril 2013 2 02 /04 /avril /2013 09:07

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www.carodirettore.eu - Uno spaccato dell’Italia. Utile anche a chi l’Italia ormai la vede da lontano

di Niccolò d’Aquino
ndaquino@americaoggi.net

Molto tempo fa un caporedattore intelligente (ce ne sono) mi disse: «Se i giornali fossero scritti dai lettori, sarebbero più interessanti». Ricordo che l’affermazione mi colpì. All’epoca avevo ormai già molti anni di professione sulle spalle: sapevo bene che solitamente chi invia lettere alle redazioni non è mai molto apprezzato dai destinatari. Insomma, nel migliore dei casi viene visto come uno scocciatore. Invece, sorpresa, spesso, sui tavoli e nei computer delle segreterie di redazione arrivano delle vere e proprie perle.

 

La cosa mi è tornata in mente alla scoperta che esiste un sito internet dedicato esclusivamente alla selezione e messa in rete delle migliori lettere pubblicate dai giornali. Ed è una vetrina web (www.carodirettore.eu) che va vista e controllata con regolarità. Perché ha ragione Guido Vigna, il giornalista che ha avuto l’idea: «ne esce il quadro di un’Italia che parla, che propone, che protesta: ma civilmente».

 

Certo in tanti, per sfogare ansie interiori, fragilità psicologiche e rabbie represse, intasano quasi quotidianamente le caselle di posta di giornali, radio e tv. Caselle ormai elettroniche e un tempo cartacee. «Sì, ci sono i grafomani, c’è gente che scrive con venti, trenta, anche cinquanta pseudonimi; quelli però, riconoscendoli, li scartiamo a meno che non dicano cose interessanti». Ma la stragrande maggioranza di chi scrive ai giornali «è gente che nelle lettere al direttore ha scorto il canale più diretto per esprimersi, per dire la propria opinione, per protestare, per contestare, per denunciare, per suggerire, per proporre, per ricordare, per ammonire, per raccontare, per raccontarsi. Anche per confessarsi. È gente che crede nel dialogo e lo cerca, che crede nel confronto e lo propone, che crede nei giornali e nella loro capacità di comunicare».

 

Ed è anche gente che sa scrivere bene. Anzi, ironizza Vigna: «Vagliando non so quante lettere al giorno, mi sto accorgendo sempre più che i giornalisti italiani stanno disimparando l’italiano».

 

Convinto che «la fortuna di un giornale la si capisce dalle lettere che riceve, perché un giornale in salute ne riceve tante» - e non è un caso che al Corriere della Sera sino a poco prima della morte a dirigere la posta dei lettori c’era uno come Indro Montanelli e adesso c’è Sergio Romano, a Repubblica c’è Corrado Augias, mentre alla Stampa è il direttore Mario Calabresi che segue direttamente la rubrica - ecco che Vigna propone la sua idea all’Azienda di soggiorno e turismo di Bolzano. E questa, a suo merito, ne intuisce le potenzialità e la sponsorizza. A quanto pare è la stagione delle sorprese: oltre a qualche caporedattore ci sono anche amministratori intelligenti. E così, visto che siamo a Bolzano, assieme alle lettere scritte in italiano su carodirettore.eu ce ne sono anche in tedesco.

 

Il merito va giustamente premiato. Qualche giorno fa la lettera più significativa del 2012 è stata individuata da una giuria che, presieduta dalla bravissima attrice Lella Costa, comprende, tra gli altri, Giulio Anselmi, Camilla Baresani, Isabella Bossi Fedrigotti, Ilvo Diamanti, Massimo Donelli, Stefano Lorenzetto, Marcello Lunelli, Pierluigi Magnaschi, Edoardo Raspelli, Marzio Achille Romani, Fabio Tamburini (nella foto, alcuni di loro ... al lavoro).

 

Al primo posto è stata scelta la lettera di un’insegnante, altra categoria che è una vera cartina di tornasole per capire lo stato di salute della società. Vi propongo quindi per intero quanto scritto dalla professoressa Gabriella Nucci di Roma a Repubblica il 5 giugno e che il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha titolato: Io insegnante e la farsa dei voti. «Sono un’insegnante di scuola media e sono come tutti in piena fase di scrutini. Forse non tutti sanno che in pagella, da qualche anno, non si scrivono più i voti inferiori al sei; nel caso quindi di una o più insufficienze, si scrive un sei con un asterisco (o cerchiato in rosso) che rimanda a una legenda, in calce o sul retro, che finalmente dice la verità e che cioè quel sei è in realtà un cinque o peggio. L’altro giorno, mentre mettevo l’ennesimo asterisco, ho pensato che il peggior fallimento del nostro sistema scolastico sia proprio questa ipocrisia, figlia di una pedagogia da quattro soldi che preferisce non turbare, piuttosto che educare».

 

Belle anche le lettere scelte al secondo posto ex aequo: “Perché io, operaio, studio greco ogni giorno” apparsa sulla Stampa il 16 aprile 2012 e “La nostra notte prima degli esami” pubblicata anch’essa su Repubblica il 21 giugno 2012. Qui non c’è proprio spazio, andate a leggerle su www.carodirettore.eu. Ne troverete tante altre. E, come dicevo, ne esce fuori uno spaccato dell’Italia. Utile anche a chi l’Italia ormai la vede da lontano.

 

 

 

AmericaOggi, data 31 marzo 2013

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