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29 septembre 2012 6 29 /09 /septembre /2012 05:04

 

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  IL PRIMO WEB MAGAZINE AL MONDO DI MONACO DIVENUTO CARTACEO.

       

IN PAGINA WEB AMBASCIATA D'ITALIA NEL PRINCIPATO DI MONACO   
  ►http://www.ambprincipatomonaco.esteri.it/Ambasciata_Monaco/  

 

Sallusti. Corte Strasburgo:
punire con il carcere un reato
commesso a mezzo stampa
non è compatibile con la libertà
di espressione dei giornalisti
garantita dall'articolo 10 della
Convenzione. La prigione
ammessa solo in casi estremi
come l’incitamento all’odio.

di www.ansa.it

 

Strasburgo, 27 settembre 2012.  Punire con il carcere un reato commesso a mezzo stampa non è compatibile con la libertà di espressione dei giornalisti garantita dall'articolo 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. Questo il principio basilare fissato dalla Corte europea per i diritti umani. La prigione, secondo i giudici di Strasburgo, può essere prevista solo in circostanze eccezionali legate a gravi violazioni dei diritti fondamentali, come ad esempio l'incitamento all'odio o alla violenza.

 

La Corte ha anche fissato dei criteri per stabilire se nei 47 Paesi aderenti all'organizzazione è stato raggiunto un buon equilibrio 'normativo' tra il diritto alle libertà di espressione e il rispetto della vita privata. Ciò dipende dal contributo dell'articolo di stampa a un dibattito di interesse generale, dalla notorietà della persona citata nell'articolo,

 

dal comportamento tenuto della persona, da come sono state ottenute le informazioni e dalla loro veridicità, dal contenuto, dalla forma e dalle ripercussioni dell'articolo e naturalmente dalla gravità delle sanzioni applicate.    La Corte, sebbene abbia 'quasi' riconosciuto al giornalista un diritto all'esagerazione e alla provocazione, ha poi sempre ribadito l'importanza dell'esattezza dell'informazione pubblicata e ha distinto tra un articolo che riporta fatti e uno che esprime opinioni.

 

Anche l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa chiede dal 2007 la depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa esortando tutti i Paesi interessati (una pattuglia composta all'epoca, oltre che dall'Italia, da Germania, Grecia, Armenia, Azerbaijan, Croazia, Lettonia Islanda e San Marino) ad abolire le leggi che violano questo principio. (ANSA).

 

Franco Abruzzo sulla Corte di Strasburgo

 

In www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=9976

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Caso Sallusti.
La versione di Cocilovo

Il magistrato autore della denuncia spiega alla Stampa che voleva una rettifica della notizia e che non immaginava "si sarebbe arrivati a questo punto"

di RAPHAËL ZANOTTI
La Stampa 27/9/2012

TORINO. «Sarebbe bastata una lettera di scuse. Non a me, per carità, quanto ai lettori, per la notizia errata pubblicata dal giornale. E invece nulla, in sei anni quella lettera non è mai arrivata». Quando lo si raggiunge a casa, a Torino, il giudice Giuseppe Cocilovo non vorrebbe rilasciare dichiarazioni. 

 

Un operatore del diritto difficilmente fa commenti su una sentenza di cui non si conoscono ancora le motivazioni. Ma sulla condanna, sul carcere per un giornalista, qualche parola il giudice la spende.

 

E sono parole di amarezza: «Non immaginavo neanch’io si sarebbe arrivati a questo punto. Si figuri, da giudice di sorveglianza non auguro ad alcuno di finire in galera». Ma poi, riflettendo, una domanda la pone lui: «Però, mi dica: cosa dovrebbe fare una persona quando è diffamata e un giornale non corregge i propri errori?».

 

Il fragore mediatico di questi giorni ha travolto anche lui, il giudice Cocilovo, che ritrova nella sequenza dei fatti il senso di una sentenza. «Libero pubblicò una notizia sbagliata - racconta - Lo fecero anche altri, all’epoca. Un infortunio giornalistico, lo capisco: la fretta di scrivere una notizia, le fonti non sempre affidabili, può capitare. Ma poi quello stesso giorno c’erano stati un comunicato ufficiale, lanci Ansa. Tutti gli altri hanno riparato a quell’errore, hanno informato correttamente i loro lettori. “Libero” non l’ha mai fatto, nemmeno quando l’ho richiesto. Hanno detto che quando uscivano i lanci Ansa erano in auto e non li avevano visti, e negli anni successivi?».

 

Ci sono due parole che ricorrono spesso durante la telefonata: «intenzionale» e «deliberata». Il giudice si riferisce alla diffamazione subita. Perché un conto è sbagliare, un altro è insistere nell’errore anche dopo.

 

Qualcuno ha detto che andare contro un giudice è impossibile per vie legali. La casta si chiude, fa quadrato. Cocilovo nega: «Casta? Ci sono voluti 6 anni per arrivare a una sentenza per una diffamazione. E non si trattava di un maxiprocesso per mafia. Piuttosto sono altre le caste, quelle che parlano di libertà di stampa, di tutela della categoria dei giornalisti: cosa c’entra, mi chiedo. Qui si tratta di libertà di diffamare deliberatamente». 

 

Fino a qualche giorno fa, tra i legali del direttore Alessandro Sallusti e l’avvocato del giudice Cocilovo, sembrava si potesse arrivare a una soluzione extragiudiziale. Poi tutto è saltato. Perché? Sallusti dice perché «quel signore pretendeva da me altri soldi». La versione del giudice Cocilovo è diversa: «Abbiamo fatto una proposta transattiva: avrei ritirato la querela dietro il pagamento di 20.000 euro da devolvere a Save the Children. Invece il giorno dopo mi trovo un editoriale di Sallusti in cui sembra che io voglia quei soldi per me, si chiama a raccolta l’intera categoria nel nome della libertà di stampa, s’incassa la solidarietà del Capo dello Stato e si cerca la sponda del ministro della Giustizia. Una campagna stampa allucinante. E allora le domando: qual è la casta?». 

 

L’episodio in sé e il dibattito che ne è scaturito non è detto che vadano a braccetto. È evidente che colpisce il fatto che un direttore di giornale possa finire dietro le sbarre perché non ha controllato la veridicità di quanto scritto da uno dei suoi cronisti, ma il giudice Cocilovo - in questo dibattito - non vuole entrare: «Non è compito di una delle parti stabilire se una norma è giusta o sbagliata. E nemmeno nella mia veste di giudice sarebbe istituzionalmente corretto. Mi limito a riaffermare, da parte in causa, che tutto questo si sarebbe potuto evitare con una semplice rettifica».

 

in  http://www.ilpost.it/2012/09/27/la-versione-di-cocilovo-sul-caso-sallusti/

 

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