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10 novembre 2011 4 10 /11 /novembre /2011 06:43

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ROYAL MONACO RIVIERA WEB MAGAZINE

 

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La rivoluzione
della lattuga

Si può riscrivere l'economia del cibo? Questa e altre le domande che Franca Roiatti (giornalista di Panorama e già allieva dell’Ifg De Martino) si pone e alle quali cerca di dare risposta, passando dagli orti delle città, alle fattorie sui tetti ai gruppi d'acquisto in Italia e all'estero, nel suo nuovo libro per Egea
 

 

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Nel mondo ci sono 800 milioni di contadini urbani che coltivano tra il 15 e il 20% del cibo consumato. Sono concentrati soprattutto nei paesi in via di sviluppo, ma sono sempre di più i giovani e le famiglie che nel ricco nord vogliono riconquistare gli spazi delle città e soprattutto ripensare il rapporto con quello che mangiano. Accanto a questo esercito armato di zappa, che fa rivivere  aree dismesse, si dedica all’orto, e realizza fattorie sui tetti, cresce il numero delle persone che acquistano diversamente affollando i mercati a filiera corta, entrando a far parte di un gruppo di acquisto, sottoscrivendo servizi di vendita diretta. 

 

Sono i nuovi «cittadini del cibo», consumatori che vogliono ribellarsi a un sistema all’apparenza efficiente in realtà tutt’altro che perfetto, raccontati nel libro di Franca Roiatti “La rivoluzione della lattuga. Si può riscrivere l’economia del cibo?” (Egea 2011, 216 pagg., 20 euro in formato cartaceo, 11,99 digitale).

 

Il mercato del cibo, dalla commercializzazione delle sementi alla distribuzione dei prodotti commestibili è in mano a poche potenti multinazionali e grandi catene di supermercati. Un sistema globalizzato che ha tagliato il prezzo di quello che mettiamo nei piatti. Ma, a  quale costo? Nei paesi avanzati ci si ammala di cibo e si sprecano tonnellate di alimenti, mentre nei paesi poveri quasi un miliardo di persone continua a morire di fame. La Terra è esausta anche a causa dell’agricoltura che si nutre di petrolio, risorsa scarsa e inquinante.

 

Perpetuare questo modello ed espanderlo per  sfamare 9 miliardi di persone e far fronte alle mutate abitudini di milioni di cinesi, indiani o brasiliani, che arricchendosi mangeranno sempre più come noi, non è sostenibile. Lo stanno predicando scienziati, visionari e attivisti. Ma soprattutto lo capiscono sempre più persone che si organizzano e agiscono per cambiare le cose dal basso.

 

Negli Stati Uniti dal 1998 al 2009 il numero dei farmers market è passato da 2700 a più di 5200, in Italia nel 2010 il numero dei mercati di Coldiretti è cresciuto del 28 per cento e più di 8 milioni di italiani vi hanno fatto la spesa. I gruppi di acquisto che si organizzano in varie formule per comprare direttamente dai produttori si moltiplicano e sono ormai oltre 2500 negli USA, 1500 in Francia, altrettanti almeno in Italia.

 

Siamo di fronte all’ultima moda ecologica che poche élite possono permettersi o questi fenomeni saranno davvero in grado di rifondare l’economia alimentare del pianeta?

 

Il libro tenta di dare una risposta attraverso  un viaggio tra realtà molto diverse tra loro: dagli orti «senza petrolio» dell’Avana e quelli creativi di Nairobi, le fattorie sociali di Detroit e i tetti coltivati di New York, le parcelle (ex) abusive di Torino e le aiuole improvvisate di Todmorden in Gran Bretagna. È un racconto di come le città del mondo stanno reagendo di fronte alla travolgente passione di tutti coloro che sono intenzionati a ritrovare il legame con la terra, strappandola al cemento. La storia dei nuovi patti tra i centri urbani e la campagna, che si stringono in Francia, a Milano, Bologna, Pisa, nei quali chi compra il cibo si assume la responsabilità di ascoltare la fatica di chi lo produce.

 

Sono pionieri, secondo Franca Roiatti, di un movimento che vuole ridare valore a quello che mangiamo, riportando le comunità al centro delle decisioni, spronando  le istituzioni a considerare il cibo una questione politica, a formulare strategie e progetti, a porre regole e aprire nuove strade per rendere definitiva la rivoluzione della lattuga.

 

 

 

Nota

 

Franca Roiatti, è nata a Udine e ha studiato Scienze Politiche all’Università di Trieste. Si è trasferita a Milano per diventare giornalista all’Ifg “Carlo De Martino” e poi ha  lavorato per quotidiani, radio e settimanali prima di approdare a Panorama, dove si occupa di esteri. Nel 2010 ha pubblicato Il nuovo colonialismo. Caccia alle terre coltivabili (Università Bocconi Editore), il primo libro che approfondisce la tematica del land grabbing.


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Barbara Orlando

 

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Published by royalmonacoriviera - dans GIORNALISMO
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