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11 janvier 2013 5 11 /01 /janvier /2013 06:39

 

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“L’IMU e gli italiani all’estero” - Camera dei deputati 10 gennaio 2013
Narducci e Micheloni : l’IMU sulle case degli italiani all’estero presenta

profili di incostituzionalità e di violazione dei Trattati Ue, bisogna cambiarla!


Le aliquote applicate al pagamento dell’IMU sulle case degli italiani all’estero, iscritti
nell’apposito registro AIRE, sono state oggetto di discussione sin dal primo momento. Infatti,
nell’80% dei casi essi sono obbligati a pagare l’aliquota più alta sulla casa posseduta in Italia,
considerata abitazione secondaria; casa non affittata, non data in comodato d’uso e sulla quale
si pagano le utenze. Sin dall’inizio, l’on. Narducci e il sen. Micheloni si sono opposti, a
livello parlamentare, contro l’evidente discriminazione operata nei confronti dei connazionali
all’estero e ora hanno raccolto le proteste degli italiani emigrati che “vogliono essere trattati
costituzionalmente come quelli residenti in Italia” per quanto concerne il pagamento IMU”.
Si tratta di una discriminazione chiara ed evidente in cui si ravvisano profili di
incostituzionalità e di violazione dei Trattati UE.
Con queste argomentazioni, i due parlamentari eletti all’estero hanno inoltrato ricorso al TAR
di Campobasso chiedendo la sospensiva del regolamento IMU emanato da un Comune del
Molise, che tassa la casa posseduta dai suoi concittadini residenti all’estero come abitazione
secondaria (seconda casa). I due Parlamentari si sono assunti anche l’onere finanziario di tale
operazione.
In pari tempo, i due parlamentari hanno preparato un esposto alla Commissione UE che ogni
cittadino italiano interessato potrà scaricare, a partire da martedì 15 gennaio, da un sito neutro
(www.e-avvocato.com) e inviarlo al destinatario. Di seguito, solo elencate alcune parti del
ricorso, riguardanti in particolare quelle che contemplano i profili d’incostituzionalità delle
norme IMU.


Profili di incostituzionalità e di violazione dei Trattati Ue per quanto concerne
l’IMU degli italiani all’estero:


1) Incostituzionalità per violazione degli artt. 3 e 53 della Costituzione : violazione del
principi di uguaglianza e ragionevolezza e del principio di capacità contributiva.


Un cittadino italiano che risiede in Italia può usufruire delle agevolazioni e detrazioni
fiscali legate all'abitazione principale ma lo stesso cittadino italiano che non risiede in
Italia, nonostante l'immobile da lui posseduto sia adibito anch'esso ad abitazione
principale, non potrà, invece, usufruire delle agevolazioni e detrazioni fiscali previste,
soltanto perché non risiede in Italia.


Nonostante il cittadino italiano residente in Italia ed il cittadino italiano residente
all'estero, entrambi possessori di un immobile adibito ad abitazione principale, si trovino
 in una situazione identica (essere possessore di un'immobile adibito ad abitazione
principale), essi vengono trattati in modo diseguale, integrando così una violazione
dell'art. 3 Costituzione che sancisce “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono
eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di
opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”
La normativa in oggetto viola chiaramente l'art. 3 della Costituzione sotto il profilo del
principio di eguaglianza e di ragionevolezza. In effetti, un trattamento differenziato
applicato alla stessa categoria di soggetti è chiaramente contrario al principio di
uguaglianza.
Tale diseguale trattamento tra cittadino italiano residente in Italia e residente all'estero
sarebbe inoltre, in contrasto con i principi di eguaglianza e di proporzionalità della
imposizione alla capacità contributiva, sanciti dagli artt. 3 e 53 della Costituzione. L’'art.
53 della Costituzione che recita “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in
ragione della loro capacità contributiva” sancisce il principio di capacità contributiva e di
equità tributaria che consiste nell'equa distribuzione dei tributi ovvero nell'uguaglianza e
commisurazione dell'imposizione alla capacità contributiva.
Vi è chiaramente una disparità arbitraria di trattamento tra proprietari di fabbricati
residenti in Italia e proprietari residenti all'estero. Tale diseguaglianza di trattamento tra i
contribuenti contrasta in modo evidente con gli art. 3 e 53 della Costituzione sotto il
profilo dell'uguaglianza di trattamento normativo tra categorie di contribuenti e di equità
del concorso alla spesa pubblica in ragione della capacità contributiva.


2) Contrasto con i Trattati dell’Unione europea per violazione degli artt. 18, 21, 45 e 49 del
Trattato sul funzionamento dell’Ue (TFUE): violazione del principio di non
discriminazione e di libera circolazione e soggiorno negli Stati membri. Violazione della
libertà di circolazione delle persone, dei servizi, e dei capitali.


Per potere accedere alle relative agevolazioni fiscali, occorre che l'unità immobiliare
posseduta sia adibita ad abitazione principale e che il possessore vi risieda
anagraficamente.
Di conseguenza, possono usufruire delle agevolazioni per l'abitazione principale soltanto i
proprietari di immobili che risiedono sul territorio italiano e non anche i cittadini italiani e
i cittadini dell'Ue che non risiedono in Italia.
La normativa IMU è in contrasto con gli obblighi previsti dagli artt. 18, 21, 45 e 49 TFUE,
perché restringe la libertà fondamentale di circolazione delle persone in quanto la suddetta
normativa fiscale risulta discriminatoria nei confronti dei cittadini italiani che non
risiedono in Italia e di coloro che non sono cittadini italiani.
La normativa IMU presenta contemporaneamente sia situazioni di discriminazione diretta
che indiretta (o dissimulata) in quanto prevede che le agevolazioni e detrazioni fiscali si
applicano all'immobile adibito ad abitazione principale, intendendosi per abitazione
principale, l'immobile nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede
anagraficamente, sancendo, pertanto, l'obbligo di residenza per accedere alle suddette
agevolazioni fiscali, in violazione degli 18, 21, 45 e 49 TFUE.

Secondo l'orientamento consolidato della Corte di Giustizia una discriminazione sussiste
ogniqualvolta fattispecie eguali siano trattate diversamente o, viceversa, fattispecie diverse
siano assoggettate al medesimo regime giuridico.
Il principio di non discriminazione tra cittadini dell'UE vieta non soltanto le
discriminazioni dirette, ma anche quelle indirette o dissimulate Un'ipotesi di
discriminazione diretta si verifica quando una distinzione, esclusione, restrizione o
preferenza è basata sul fattore espressamente considerato dalla legge, quale la
cittadinanza. Sussiste, invece, discriminazione indiretta (dissimulata) quando un criterio o
una prassi apparentemente neutri pongono le persone di una determinata nazionalità in
una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone. La discriminazione non avviene
quindi sulla base del fattore espressamente considerato dalla legge (la cittadinanza) ma
sulla base di altri criteri, come la residenza, che svantaggiano in modo proporzionalmente
maggiore coloro che non sono cittadini giungendo al medesimo risultato di
compromettere il godimento delle libertà fondamentali garantite dal Trattato.
La normativa IMU presenta chiaramente una situazione di discriminazione indiretta (o
dissimulata) in quanto prevede che le agevolazioni e detrazioni fiscali si applicano
all'immobile adibito ad abitazione principale, intendendosi per abitazione principale,
l'immobile nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente,
sancendo, pertanto, l'obbligo di residenza per accedere alle suddette agevolazioni fiscali,
in violazione degli 18, 21, 45 e 49 TFUE
In tal senso si è recentemente espressa la Corte di Giustizia dell'Unione Europea con la
sentenza 20.01.2011, causa C-115/09, con la quale la Repubblica Ellenica veniva
condannata per una situazione simile a quella creata dalla normativa IMU.


3) Violazione dell’art. 1 comma 4 ter D.L. 23 gennaio 1993, n. 16 convertito in L.
24.03.1993 n. 75


Un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa IMU dovrebbe tenere
presente l'art. 1, comma 4-ter D.L. 16/1993 convertito in Legge 75/1993 che recita: “ai
fini dell'applicazione dell'articolo 7 comma 3, quarto periodo, del decreto-legge 11 luglio
1992, n. 333, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 1992, n. 359, e
dell'articolo 8, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, per i cittadini
italiani non residenti nel territorio dello Stato, si considera direttamente adibita ad
abitazione principale l'unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in
Italia, a condizione che non risulti locata”, stabilendo che il fabbricato posseduto a titolo
di proprietà o di usufrutto in Italia, da un cittadino italiano residente all'estero, sia da
considerarsi abitazione principale, evitando così un'evidente disparità di trattamento e
diseguaglianza dal punto di vista fiscale tra il cittadino italiano residente sul territorio
nazionale e il cittadino italiano residente all'estero.
Pertanto le agevolazioni e detrazioni fiscali per gli immobili adibiti ad abitazione
principale si devono applicare anche agli italiani residenti all'estero in virtù del citato
articolo 1, comma 4-ter, del D.L.16/1993 convertito in L. 75/1993, che considera
“direttamente adibita ad abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di
proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata”.
Non potrebbe essere diversamente, verificandosi altrimenti una situazione paradossale
nella quale ciascun Comune potrebbe decidere se il cittadino italiano residente all'estero
può o meno beneficiare delle agevolazioni riservate all'abitazione principale, creando
un'ingiusta differenziazione tra cittadini anche riguardo alla soggezioni o meno a tributi
introitati dallo Stato, giacché la normativa prevede che “È riservata allo Stato la quota di
imposta pari alla metà dell’importo calcolato applicando alla base imponibile di tutti gli
immobili, ad eccezione dell’abitazione principale e delle relative pertinenze di cui al
comma 7, nonché dei fabbricati rurali ad uso strumentale di cui al comma 8, l’aliquota di
base di cui al comma 6, primo periodo.” e, conseguentemente, riserva allo Stato metà
dell'aliquota di base (di cui al comma 6).
Inoltre, la legge dà la possibilità al momento dell’acquisto della “prima casa” di usufruire
di alcuni benefici fiscali legati all'acquisto della “prima casa” che consentono di fruire di
un regime fiscale particolarmente agevolativo, (in particolare per quanto attiene
all'imposta di registro).
Per usufruire di tale agevolazione, è, in particolare, necessario che “l’acquirente abbia, o
trasferisca entro i 18 mesi successivi all’acquisto, la residenza nel Comune dove è ubicato
l’immobile oggetto del trasferimento, …. oppure, nel caso in cui l’acquirente sia cittadino
italiano emigrato all’estero, è necessario che l’immobile sia acquistato come prima casa
sul territorio italiano” pertanto, non è richiesta la residenza al cittadino italiano residente
all'estero per potere usufruire del beneficio fiscale legato all'acquisto della “prima casa”.
Risulta piuttosto singolare che il sistema preveda tali discrepanze da imposta a imposta
nel consentire ai cittadini italiani residenti al'estero di potere usufruire o meno delle
agevolazioni legate alla casa adibita ad abitazione principale ovvero alla “prima casa”, a
seconda della normativa che regoli un'imposta piuttosto che un’altra.

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