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23 septembre 2011 5 23 /09 /septembre /2011 16:45

 

 

 

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ROYAL MONACO RIVIERA WEB MAGAZINE

 

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«Manuale di scrittura»
di Ugo Cardinale

GLI STRAFALCIONI
DEL GIORNALISMO

Ignoranza, sintassi incerta
e abuso di retorica alla base
degli errori negli articoli

di Luciano Canfora
per il Corriere della Sera 30/8/2011

Ha senso un Manuale di scrittura giornalistica, come quello che Ugo Cardinale, per lunghi anni docente di linguistica generale e ora preside del mitico Liceo Botta di Ivrea, ha appena pubblicato per la Utet (pp. 194, 23)? A giudicare dall' esperienza si direbbe di sì. In certi casi ci vorrebbe anche un gagliardo ripasso della sintassi. Qualche settimana fa, ad un bravo giornalista liberale è scappato un periodo agghiacciante: «La speculazione non si arresterebbe neppure dopo aver adottato tali provvedimenti». Naturalmente «la speculazione» non adotta provvedimenti. La scrittura corretta sarebbe stata: «La speculazione non si arresterebbe neppure ove fossero adottati tali provvedimenti». Lo svarione di sintassi a cosa sarà dovuto? Ipotizziamo all' ormai pervasivo, incontrollato uso del computer che - nel corso della dettatura interiore - trascina la scrittura verso le sconnessioni del parlato: la rilettura, magari finalizzata a dare una aggiustatina alla sintassi, comincia a cadere sempre più in desuetudine in ragione del «miracoloso» meccanismo che consente di produrre «pensieri» pronti per essere ipso facto messi in pagina, senza la mediazione della rilettura d' autore che un tempo avveniva nel passaggio dal manoscritto al dattiloscritto. Certo, si narra di casi in cui il giornalista, più o meno virtuoso, componeva direttamente alla lettera 32 il suo pezzo: ma non si trascurerà che, in qualche caso almeno, il prezzo di tale virtuosismo era l' estrema banalità del contenuto. In un' altra, e meno veloce, epoca il rischio era l' ignoranza. Mi è venuto tra le mani in questi giorni un curioso opuscolo confezionato da Piero Operti, giornalista assiduo della stampa fascista («Maestrale», «Meridiano di Roma» fino al 25 luglio, poi «liberale» anti-Cln nel dopoguerra), il quale, nel 1947, nel clima dell' ormai incrinata unità resistenziale, lanciò una collanina per le edizioni Superga di Torino, dal pomposo titolo «Va per il mondo e parla con ognuno». L' opuscolo in questione, secondo della collana, è costruito con brevi articoli politici di Benedetto Croce. Operti pontifica nella «Avvertenza» e lamenta, con simulata par condicio, il decadimento della cultura dei politici, sia di governo che della sinistra, e cita perciò «un membro del Ministero» discettante nel Transatlantico di Montecitorio sulla impunità (sic) parlamentare, e, subito dopo, lo strafalcione «di un deputato della Sinistra» convinto che ad Aspromonte Garibaldi combattesse contro truppe austriache! Rincara la dose affermando che «l' Italia cominciò a ruzzolare da quando salirono al governo uomini ignari del latino» e soggiunge che ormai «a giudicare dal testo della nuova costituzione repubblicana i nostri governanti non sanno nemmeno l' italiano». E a questo punto, dandosi la classica zappa sui piedi, invoca «una nuova (sic) Kulturkampf» ignaro a sua volta che in tedesco Kampf (battaglia) è sostantivo maschile, e che Kultur non significa «cultura» nel senso banale che il contesto suggerisce, ma piuttosto «civiltà». Abbiamo dissotterrato il giustamente dimenticato Piero Operti, che si pavoneggiava di penne crociane e di suo strafalcionava, per significare quanto salutare stia per risultare il neonato manuale, nel quale uno degli esempi concreti studiati brillantemente dall' Autore è un divertente pezzo di Luca Ricolfi, «La differenza tra immunità e impunità», pubblicato su «La Stampa» del 23 ottobre 2010. Il pezzo, letto oggi, sembra per molti versi invecchiato: deplora che «nei palazzi della politica» le risse tra Pdl e Fli oscurino «i problemi più gravi dell' Italia», cioè quelli economici, e descrive con efficacia e competenza le capriole del «cosiddetto lodo Alfano costituzionale», che effettivamente, nell' ottobre-novembre 2010, parve creare - con l' acquiescenza, sia pure strumentale, del Fli - uno «scudo» eterno per i guai giudiziari invero inesauribili del presidente del Consiglio. E qui la forza argomentativa di Ricolfi si focalizza sulla coppia concettuale in realtà antinomica immunità/impunità. Cardinale seziona con arte la progressione logica e la catena argomentativa, nonché la retorica efficace, del pezzo. E si può ben dire, sfogliando questo ricchissimo volume, che proprio questo genere di analisi sembra il miglior viatico per chi voglia cimentarsi nell' arte di dire in breve, con efficacia, e possibilmente senza cadute sintattiche, il proprio pensiero: che è per l' appunto il segreto, invero tutt' altro che misterioso, del mestiere di giornalista.

 

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Published by royalmonacoriviera - dans ARTE & CULTURA
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