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22 août 2011 1 22 /08 /août /2011 07:26

 

Royal Monaco white

 

ROYAL MONACO RIVIERA WEB MAGAZINE

 

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PAGINA WEB AMBASCIATA D'ITALIA NEL PRINCIPATO DI MONACO   
  ►http://www.ambprincipatomonaco.esteri.it/Ambasciata_Monaco/ 

 

 

 


Il decreto legge 13 agosto 2011 n. 138.
Gli Ordini professionali da oggi
perdono il potere disciplinare.
Il comma 5/f dell’articolo 3 prevede
la nascita di organismi territoriali
“ai quali sono specificatamente affidate
l’istruzione e la decisione delle
questioni disciplinari”. Si chiameranno
"Consigli di disciplina"(c. 5/f dell'art. 3)

 

ATTACCO.jpgATTACCO.jpg

 

Gli Ordini rimangono in piedi (comma 31 dell'articolo 1), ma dovranno essere riformati entro 12 mesi (comma 5 dell'articolo 3) - Sospeso il professionista che non fa fattura (comma 5 dell'articolo 2) - Formazione continua obbligatoria con sanzoni per chi si sottrae (comma 5/b dell'articolo 3) - Le tariffe professionali tornno come riferimento (comma 5/d dell'art. 3).

Testo del  Dl  in allegato

 

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Disciplina. Da chiarire tempi e modi per formare gli organismi “terzi”

 

L'Albo perde il potere di punire

 

di Laura Cavestri e Amedeo Sacrestano per Il Sole 24 Ore 18/8/2011

 

MILANO. Sganciare le norme sulle professioni dalle attività economiche. Trasformare il comma 5 dell'articolo 3 del decreto legge sulla manovra di Ferragosto in un capitolo autonomo, il 3-bis, distinguendo quindi «l'abrogazione alle indebite restrizioni all'accesso e all'esercizio delle attività economiche» dalla «regolamentazione delle professioni». Uno o forse due gli emendamenti che il senatore Giuseppe Valentino (Pdl) potrebbe presentare in commissione Giustizia al Senato, in sede di conversione del decreto. «Stiamo ancora facendo delle valutazioni – ha detto Valentino – ma è chiaro che le professioni, come è ora nel testo, non sono assimilabili alla riforma dell'articolo 41 della Costituzione e alle regole della libertà di impresa». A premere per modificare la norma sarebbero avvocati, notai e medici. «L'articolo 3 – spiega il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla – sembra innocente. In realtà colloca le professioni nell'area delle attività economiche, senza tutelare le professioni costituzionalmente garantite. Fermo restando l'esame di Stato e alcune peculiarità, siamo assimilati a realtà d'impresa. Premessa giuridica per un successivo intervento aggressivo di liberalizzazione».

 

Se il potere di punire gli iscritti scorretti o inadempienti è sempre stato uno degli obiettivi e dei punti di forza di un Ordine professionale, la manovra modifica questo assetto. L'articolo 3, comma 5 (lettera f) stabilisce la separazione delle funzioni di disciplina da tutte quelle amministrative esercitate dagli Albi, sia a livello locale che nazionale. In buona sostanza, gli Ordini perdono l'esercizio delle tipiche funzioni giurisdizionali nei confronti dei propri iscritti cedendole a organismi di categoria "terzi" e autonomi. Sin qui, la lettura della norma è chiara. Meno evidente è, però, quando e come si realizza questo passaggio. Poiché il decreto legge 138/2011 stabilisce che entro 12 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l'istituzione dei nuovi organi, è molto probabile che per rendere operativa la novità debbano essere modificate addirittura le leggi istitutive delle singole professioni. Ciò, ovviamente, a meno di non voler ipotizzare una delega implicita ai ministeri per operare in tal senso, come si prevede al comma 10 dello stesso articolo 3. In questo caso, le innovazioni potrebbero essere disposte con "semplici" decreti ministeriali.

 

Data la situazione, è necessario che in fase di conversione la norma contenuta sia ulteriormente affinata, stabilendo, oltre che il percorso per arrivare alla piena riforma, anche ulteriori linee guida da seguire. Per adesso, è certo che non sarà possibile cumulare la carica di consigliere d'Ordine locale o nazionale con quella dei "consigli di disciplina". Ma non è chiaro come si entrerà a far parte di questi organismi disciplinari e se potranno (dovranno) comporli professionisti appartenenti allo stesso Albo o se debba adottarsi la piena "laicità" dei giudici disciplinari. Quest'ultima posizione richiederebbe maggiori oneri (non solo organizzativi), per creare nuovi uffici (amministrativi o giurisdizionali veri e propri, dato che quella del procedimento disciplinare interno a molte professioni non è una giurisdizione piena). Se, invece, si vorrà continuare a perpetrare la "giurisdizione interna", bisognerà stabilire se le funzioni dei consigli di disciplina sono elettive o di diversa natura. In altre parole, il legislatore deve stabilire subito (e in maniera inequivoca) se questi organismi sono eletti dagli iscritti, dai consigli degli Ordini o se sono nominati dal ministero vigilante o altro soggetto costituzionale.

 

Secondo Marina Calderone, presidente dei consulenti del lavoro e del Cup «servirà una legge che, entro 12 mesi, modifichi gli ordinamenti di tutto il comparto professionale. È una norma voluta, prosegue Calderone, «che dà la dimensione della serietà nel voler evitare ogni percezione di commistione tra organo amministrativo e giurisdizionale». Credo, ha concluso, «che debbano essere gli iscritti a dover eleggere i colleghi dell'organo disciplinare. Ma vedremo cosa ne pensa il ministero di Giustizia».

 

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MANOVRA. Enzo Iacopino: “Si crearanno vuoti momentanei nell’azione disciplinare”

 

Roma, 14  agosto 2011.  ''L'Ordine dei giornalisti continuera' ad operare a tutela del diritto dei cittadini alla verita', con una informazione responsabile e pacata, garantita da un Ordine che vincola, con le sue norme deontologiche, a comportamenti corretti'', dice il presidente dell'organismo, Enzo Iacopino, commentando la norme della manovra varata dal governo relative agli ordini professionali.      ''E' confortante il fatto che il governo abbia tenuto conto delle argomentazioni degli Ordini professionali'', continua Iacopino in una nota. ''Per i giornalisti e' importante la previsione dell'obbligo della formazione in base ad intese delle quali l'Odg dovra' essere necessariamente parte. La sola perplessita' - conclude il presidente dell'Ordine dei giornalisti - e' legata al vuoto che si crea con il venir meno del potere disciplinare, a livello regionale e nazionale, che diventa competenza di organismi che potranno essere nominati dall'Ordine necessariamente dopo la conversione del decreto in legge. Si accumuleranno inevitabilmente ritardi nell'azione disciplinare, ritardi che non saranno imputabili ne' ai Consigli regionali ne' al Consiglio nazionale dell'Ordine''. (ANSA).

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