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28 septembre 2012 5 28 /09 /septembre /2012 06:35

 

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ELOGIO DELLA COPPIA
IMPERFETTA.
Intervista a Mariolina
Ceriotti Migliarese

«E se anche i difetti fossero ingredienti dell’amore?»: è il titolo, curioso, di un dibattito si terrà domenica 30 settembre, a Milano (al Cinema Palestrina di via Palestrina 7, dalle ore 11)

A cura di Riccardo Caniato

«E se anche i difetti fossero ingredienti dell’amore?»: è il titolo, curioso, di un dibattito sulla coppia che si terrà domenica 30 settembre, a Milano (al Cinema Palestrina di via Palestrina 7, dalle ore 11). Curioso perché parlando dell’amore e dei protagonisti dell’amore non ci si ancora alla passione, o all’ideale, o a un sentimento purissimo, bello e indissolubile, ma, al contrario, si parte dalla sottolineatura dei difetti, insiti in ogni persona e in ogni rapporto, cui, però, si dà una connotazione positiva per la tenuta del legame stesso. Protagonista dell’incontro sarà la dottoressa Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropscichiatra, nota in particolare a Milano dove opera (al Besta), ma un po’ ovunque in Italia per la capacità che ha di riempire le sale quando affronta queste tematiche invitando la gente a riflettere e dialogare sul senso, oggi, di fare ancora famiglia e di costruire  rapporti capaci di durare nel tempo. L’evento trae spunto da  due suoi recenti volumi che, per le stesse ragioni già esposte, suonano ugualmente curiosi e controcorrente fin dal loro titolo: parliamo de La famiglia imperfetta e La coppia imperfetta, entrambi editi dalle Edizioni Ares di Milano (www.ares.mi.it). Due piccoli casi editoriali che hanno conquistato anche illustri colleghi della Ceriotti Migliarese, fra cui lo psichiatra Claudio Risé, che, nella Prefazione al secondo volume, fra l’altro annota: «Quella della coppia, eroica nella sua necessaria imperfezione, esperta fornitrice di perdoni, è l’avventura umana, la nostra avventura. Che ci chiede coraggio, buonsenso, fantasia, qui prontamente e chiaramente forniti dalle narrazioni e notazioni puntuali dell’Autrice, moglie, madre, e terapeuta di straordinaria esperienza e sensibilità». In vista del dibattito di domenica prossima abbiamo raggiunto la dottoressa Ceriotti Migliarese per uno scambio di riflessioni.

 

D:  Dottoressa, nei suoi libri torna con insistenza la parola “imperfetto”. Perché questa scelta?

 

R:  E’ una parola scelta per “provocazione”, in senso etimologico: scelta per suscitare pensieri e domande.  Il nostro è un mondo che cerca di dimenticare e di farci dimenticare che la condizione umana è sempre segnata dal limite e che il limite rappresenta la vera cifra della normalità. Vediamo questo un po’ in tutti i campi: tutto ci induce a pensare che, purché lo vogliamo davvero e mettiamo in atto le strategie giuste, sarà possibile per esempio avere un corpo perfetto, una sessualità perfetta e sempre soddisfacente, dei figli perfetti, una coppia perfetta… Questo modo di pensare ci espone però a continue delusioni, perché la perfezione esiste solo nel mondo virtuale (dal quale non a caso siamo sempre più attirati) mentre la realtà è sempre imperfetta.  A questo punto, quando incontriamo le normali difficoltà del vivere, immaginiamo subito di trovarci di fronte ad una situazione anomala, patologica. Se siamo in crisi con nostro marito o nostra moglie, per esempio, tendiamo subito a pensare di avere scelto la persona sbagliata…

 

D: Nei primi capitoli del volume La coppia imperfetta, lei parla di “corpo”, di “sesso”, e subito dopo di “noia”… Perché?

 

R: Mi è sembrato valesse la pena rivisitare alcuni temi che si rivelano importanti nel rapporto di coppia, come il corpo e il sesso, ma anche come la noia, che riguarda l’incapacità di stare bene con se stessi e con l’altro. Il tentativo è quello di uscire dalla banalizzazione, dai luoghi comuni con cui questi temi sono generalmente trattati.

 

Per fare anche qui un esempio: il corpo  appare oggi  come un protagonista indiscusso, al quale si dedicano un tempo e un’attenzione sconosciuti in altre epoche e questo ci fa pensare che l’uomo e la donna di oggi sappiano amare il corpo.

 

Io credo, invece, che dietro a questo grande affannarsi intorno alla cura della propria salute e della propria bellezza si nasconda un disagio profondo, come se il nostro mondo provasse per il corpo reale un senso di fastidio e di estraneità del tutto nuovi nella storia umana. Il corpo curato, vezzeggiato, desiderato è in realtà un corpo idealizzato, ben diverso da quello con cui ciascuno di noi deve fare i conti: corpo con i suoi difetti, i suoi odori, la sua vulnerabilità che ci ricordano inevitabilmente la scandalosa presenza in noi della morte.

 

Il corpo, che dovrebbe essere la base concreta della nostra identità, del nostro “essere” è diventato invece un possesso, un’arma da usare nella relazione con l’altro…

 

D: Perché riproporre concetti in disuso come “promessa” o “senso di colpa”?

 

R: Lo scopo del libro è quello di dare a chi lo legge degli spunti di riflessione, che aiutino a riscoprire che “l’amore per sempre”, per tutta la vita, è possibile, praticabile e interessante. Questo tipo di amore non nasce dal caso: deve essere scelto con consapevolezza e non può che iniziare da una promessa. Ma promettere “Ti amerò per tutta la vita” non è una cosa banale…

 

Oggi  il valore delle promesse, della fiducia reciproca, del vincolo costituito dalla parola data e ricevuta sono andati sbiadendo: al valore della promessa (legato alla condivisione di una posizione etica che vede sempre e comunque la persona al centro di ogni relazione) si è andato sempre più sostituendo il valore del contratto, che mette piuttosto al centro il valore spesso soggettivo di un bene. Questa sorte è toccata anche all’idea del matrimonio, che ha preso sempre più la connotazione di un semplice contratto e come tale può essere sciolto facilmente e senza sensi di colpa. Ma come possiamo affidare la nostra vita e la nostra intimità a qualcuno che non conosce il senso e il valore della promessa?

 

Per quanto riguarda  il senso di colpa, ho cercato di riscattare questa parola spesso intesa solo in senso negativo, perché penso sia importante riscoprire che  esiste un senso di colpa sano, una sorta di guida interiore che ci aiuta a capire quando abbiamo causato un dolore a qualcuno e ci spinge a cercare di riparare.

 

Nel corso di una vita insieme, saper riconoscere reciprocamente i propri torti e provarne dispiacere mi sembra una cosa davvero molto importante.

 

D: Dai suoi saggi emerge tra le righe il valore che lei attribuisce ad una visione antropologica cristiana. Qual è il “di più”, se c’è, di un matrimonio cristiano?

 

R: Le cose da dire sarebbero tantissime, ma penso di poterle riassumere in una sola battuta: il matrimonio cristiano è l’unico rapporto nel quale si può nello stesso tempo fare sesso insieme e dire il rosario insieme… Mi sembra un livello di intimità e soddisfazione che non possono essere raggiunti contemporaneamente in nessun altro tipo rapporto tra un uomo e una donna.

 

 

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