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11 avril 2012 3 11 /04 /avril /2012 07:17

 

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                                       ROYAL MONACO  WEB MAGAZINE

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Marina Terragni.
Un gioco da ragazze.
Come le donne
rifaranno l'Italia.

“È pensabile che a portarci in salvo siano quegli stessi troppi uomini, vecchi, stanchi e prepotenti, e quelle stesse logiche, quell’idea di potere, quella lontananza dalla vita reale che sono all’origine del problema? È logico che invece i temi posti dalle donne, la loro responsabilità, la loro concretezza, la loro capacità di cura, il loro senso immediato di ciò che è primario, la loro vicinanza alla vita, la loro idea di economia, di crescita e di sviluppo, la forza intatta dei loro desideri continuino a non fare agenda politica? No".

di Paola Pastacaldi

Rifare l'Italia?  Un gioco da ragazze secondo Marina Terragni, appassionata editorialista di Io Donna-Corriere della Sera e animatrice di un blog intitolato non a caso "Lei". Ben venga la sua energia, ne abbiamo bisogno. Un compito arduo, rifare questa Italia, nostro bellissimo ma sgangherato Paese,  ancora troppo in mano agli uomini. Inutile sottolineare ciò che Marina Terragni intende. Il gioco della politica dovrebbe passare di mano, finalmente alle donne, alle ragazze di sempre. Queste parole che rimandano ad un modo di dire piuttosto vecchio e obsoleto sottintendono invece qualcosa di nuovo e di positivo. Noi donne ce la possiamo fare, noi possiamo davvero cambiare le carte in gioco per risolvere questa crisi che è politica, familiare, dei consumi, della produzione e, infine, anche dei rapporti umani. 

 

Marina Terragni tanto ne è convinta che ne fa un libro intitolato appunto "Un gioco da ragazze" (Rizzoli editore, 14 euro) o come precisa il sottotitolo "Come le donne rifaranno l'Italia". In quel futuro c'è tutta una visione assertiva che dà un grande credito al mondo femminile. In 182 pagine la giornalista elabora questa sua idea con decisione, la manipola, la allarga, la restringe,  passando attraverso le sue opinioni ma anche portando a sostegno svariate opinioni di autori italiani e stranieri sul nuovo ruolo del femminile nei centri di potere, tra questi tante filosofe, teologhe, scrittrici, politiche come Annarosa Buttarelli, Elena Ferrante, Ina Pretorius, Luisa Muraro, Wanda Tommasi, Cinzia dato, Silvana Prosperi, Rebecca Solnit, Federica Giardini e altre ancora. Italiane da scoprire in una seconda lettura attraverso i loro libri grazie alle preziose note a piè pagina del libro.

 

Marina Terragni qualche anno fa aveva scritto un altro saggio dedicato alle donne, ma allora  il titolo non era così ottimista. "La scomparsa delle donne" (Mondadori) sottolineava la ormai evidente perdita del femminile nel mondo di chi conta, di chi decide. Impossibile negare che molte delle donne che contano sono state sino ad oggi più aderenti ad un modello maschile (anche in senso peggiorativo) che ad uno femminile e tutto come mezzo per poter tenere saldo in mano lo scettro del potere.

 

Una sacrosanta verità. Qualunque donna sia transitata in qualche struttura di potere, un tempo esclusivamente maschile, lo sa. Perché ha pagato sulla sua pelle la resistenza ad oltranza di certi stereotipi di genere, come dicono gli inglesi, all'interno agli ambienti di lavoro.

 

La straordinaria apertura avvenuta negli ultimi quarant'anni verso la donna, il superamento di una condizione di inferiorità che ci vedeva sempre emarginate e sottomesse al maschile, si è lentamente sgretolata e alle donne è ormai stata data la possibilità di partecipare un po' a tutte le professioni.

 

Ma abbiamo visto e osservato come in molti campi la resistenza ad una autentica presenza delle donne non si sia affatto indebolita. La presenza delle donne rimane deteriorata da una serie di difetti di fondo; è  ancora marginale in alcuni settori, cioè numericamente insufficiente per parlare di parità, è spesso qualitativamente scarsa:  basta talvolta dare un'occhiata  agli stipendi oppure ai ruoli occupati dalle donne. Un esempio facile facile, nel mondo del  giornalismo dominano le giornaliste ma come manovalanza (intendiamo che sono state assunte per fare la cucina, la redazione, rileggere e correggere i pezzi) ma sono quasi inesistenti nei ruoli alti, di direzione. Perché? Incomprensibile visto che le donne sono laureate e studiano come e più degli uomini.

 

Un capitolo sotto gli occhi di tutti è quello dell'immagine propagandata dalla tv, seguita a ruota  dai media e dalla pubblicità. Le donne sono state ridotte al ruolo di donnine da avanspettacolo in ogni trasmissione (comprese talvolta le news). Basterebbe leggere il libro o vedere in Internet il popolarissimo video di Lorella Zanardo  intitolato appunto "Il corpo delle donne" per rabbrividire. Che le donne siano cambiate completamente ai signori dei media non interessa. Che le donne normali non passino il tempo a sventolare gonne corte o le tette al vento, prone ai prodotti da immettere sul mercato, non conta quasi nulla. L'immagine delle donne è  la peggiore che si possa desiderare in tempi di emancipazione e liberazione consolidati e per nulla femminile. Direi quasi che si tratta di una immagine maschile.

 

L'immagine della donna non corrisponde affatto al suo reale stato, la donna oggi più che mai si occupa sempre di tutto, del lavoro, del marito, dei figli e ormai, data l'età media del Paese, anche di genitori non autosufficienti. Nonostante le donne si occupino ormai di tutto, ancora non godono di una autentica parità e non partecipano a pieno là dove si decide della loro vita.

 

Perché? In parole molto molto chiare ecco come risponde Marina Terragni. Un vero pugno allo stomaco.

 

"Troppi uomini. È stato questo eccesso maschile a metterci nei guai. Questa la malattia da cui il nostro Paese chiede di guarire: troppi uomini deboli, narcisisti e attaccati al potere nelle stanze in cui si decide – e spesso non si decide – sulla vita di tutti. La crisi che stiamo attraversando è la prova che la narrazione del patriarcato non funziona più. Che le cose non possono più andare in questo modo. Che l’economia, la politica, il lavoro, la vita non possono più essere quelli che conosciamo. È pensabile che a portarci in salvo siano quegli stessi troppi uomini, vecchi, stanchi e prepotenti, e quelle stesse logiche, quell’idea di potere, quella lontananza dalla vita reale che sono all’origine del problema? È logico che invece i temi posti dalle donne, la loro responsabilità, la loro concretezza, la loro capacità di cura, il loro senso immediato di ciò che è primario, la loro vicinanza alla vita, la loro idea di economia, di crescita e di sviluppo, la forza intatta dei loro desideri continuino a non fare agenda politica? No".

 

Anche se ammettiamo che ogni uomo ha dentro due maschi che si combattono, così come le donne hanno una grande paura del conflitto che spesso la emargina.

 

Dei capitoli del libro tutti estremamente dialettici e ricchi di passaggi culturali, da considerare attentamente, Marina Terragni ricostruisce lo stato reale delle donne oggi con zampate femministe, ma anche estremamente umane e di genere. Come donna ho esultato leggendo un capitolo in particolare, quello dedicato all'invidia maschile. Sì, avete capito bene, proprio maschile, non femminile come si sa da sempre. Anche gli uomini soffrono di invidia. L'invidia del femminile, è una storia vecchia. Ma mai superata. Marina Terragni la rispolvera, la rende attuale e a ragione.

 

E' in fondo su questo terreno che gli uomini hanno creato più difficoltà alle donne che volevano darsi da fare.

 

L'arma messa in atto dagli uomini è stata ed è la svalutazione. Si può essere svalutate perché non all'altezza (banale) ma il peggio viene quando si è svalutate sul terreno femminile, non abbastanza giovani, non abbastanza belle, o al contrario troppo belle o troppo brave. Insomma non va mai bene una donna quando vuole entrare in competizione col potere. E se ci entra, non è perché è brava, ma subito si allude a particolari favori sessuali. E' ora di dire basta a queste allusioni, come ha detto il ministro Elsa Fornero di recente in occasione di un incontro su parità, promozione del merito e abbattimento degli stereotipi.

 

E' divertente come il riassunto che Marina Terragni fa del campo di battaglia che è la conquista di una posizione del mondo del lavoro corrisponda ad una serie di attacchi dal taglio subdolo, una vera guerriglia per la donna. Negli ultimi anni nel dopo il femminismo se ne è parlato troppo poco. Marina ha il merito di avercelo ricordato, in fondo lo sappiamo in molte che ci fanno gli uomini sul lavoro se non diventiamo "carine", il problema è che abbiamo combattuto e resistito facendo finta di niente, come sempre tacendo. Curandoci le ferite da sole. E' ora di farsi avanti. Forza ragazze!

 

Rossetto rosso fuoco per Monica l'italiana

Rossetto rosso fuoco per Monica l'italiana

L'incarnazione della donna mediterranea: è questa l'immagine che Monica Bellucci regala alla nuova campagna Dolce&Gabbana Make Up. Rossetto rosso fuoco, simbolo della seduzione,  sguardo profondo, Monica a 47 anni è più bella che mai. La scollatura generosa mostra un corpo pieno in tendenza con la nuova immagine di femminilità che non punta più sulla magrezza a tutti i costi ma anzi riaffonda le radici nel fascino delle grandi attrici della Dolce Vita. Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno creato la collezione Monica Lipstick Collection, proprio pensando a lei. Una collezione in edizione limitata che sarà in vendita a partire da maggio 2012: “Adoriamo Monica e abbiamo spesso lavorato con lei negli ultimi 20 anni. È una bellezza senza tempo, un’autentica bellezza italiana, ed è l’immagine stessa della donna Dolce&Gabbana” spiegano i due stilisti.

(c) La Repubblica

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Published by royalmonacoriviera - dans GIORNALISMO
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