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15 septembre 2012 6 15 /09 /septembre /2012 08:51

 

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Caso Claps: Tobias Jones
spiega il libro che ha
turbato Londra: Un “Sangue
sull’altare” all’italiana

di Gennaro Grimolizzi
www.eticanews.it

Tobias Jones è la firma di punta del The Guardian per quanto riguarda i commenti sull’Italia. Il giornalista inglese ha vissuto a Parma per molti anni e al Bel Paese ha dedicato diversi libri, tra questi “The dark heart of Italy” (“Il lato oscuro dell’Italia”). La sua ultima fatica editoriale è intitolata “Sangue sull’altare” (Il Saggiatore). Il libro, un successo Oltremanica, riguarda un tragico fatto di cronaca nera tra i più inquietanti che l’Italia abbia conosciuto: l’omicidio di Elisa Claps nella Chiesa della Trinità di Potenza. La giovane venne uccisa diciannove anni fa (proprio in questo periodo, il 12 settembre 1993), e il suo cadavere fu scoperto nel sottotetto della chiesa soltanto il 17 marzo 2010. L’autore dell’efferato crimine, come è emerso di recente nel processo celebrato a Salerno, è Danilo Restivo, condannato in Gran Bretagna anche per l’omicidio della vicina di casa, Heather Barnett. Ma su Restivo si addensano pure i sospetti dell’assassinio della studentessa sudcoreana Oki Shin.

 

 

 

Come mai hai deciso di scrivere un libro su Elisa Claps?

 

La storia di Elisa mi intrigava per tanti motivi. Prima di tutto perché sono sempre stato affascinato dalla Lucania, una regione remota, antica e, spesso, dimenticata. L’omicidio di Elisa ha rappresentato un mistero nel vero senso della parola. Poi, incredibilmente, il suo assassino è andato a vivere nella mia regione, nel sudovest del’Inghilterra. Ma soprattutto la storia della giovane di Potenza mi ha consentito di indagare, considerata la mia esperienza maturata in Italia, su una domanda che mi sono sempre posto: perché in tanti gialli italiani la verità resta sempre difficile da raggiungere? Perché di tanti crimini diventati simbolici non si scopre mai cosa è veramente successo?

 

 

 

Sei riuscito a dare una risposta ai tuoi interrogativi?

 

Nel caso di Elisa quello che emerge in maniera chiara è la straordinaria incompetenza investigativa. Il principale sospettato, Danilo Restivo, aveva i vestiti macchiati di sangue, ma non furono sequestrati. La chiesa in cui Elisa sparì non fu mai perquisita. Durante il processo a Winchester, per un altro omicidio collegato al caso Claps, è venuto fuori che a Potenza i poliziotti avevano fotografato alcune scene del delitto senza il flash e le immagini erano troppo scure. Si sono avute omissioni e sottovaluzioni.

 

 

 

Che idea ti sei fatto su Danilo Restivo?

 

Ho avuto modo di studiarlo attentamente durante il processo in Inghilterra. In un primo momento appariva come una persona goffa, con la sua voce melliflua. Il padre lo descrisse come un “ragazzo puro”. Nel corso delle udienze, però, è venuto fuori un altro Restivo. Il pubblico ministero è stato molto abile a far emergere il suo lato nascosto. Con sarcasmo e ironia l’accusa è riuscita a far conoscere un Restivo rabbioso, capace di inventare bugie assurde, supportato dalla sua fantasia. Ogni volta riusciva ad inventare sempre nuove scuse per scagionarsi dalle accuse rivoltegli. Insomma, un vero e proprio Dottor Jekyll e Mr. Hyde.

 

 

 

Per l’omicidio di Oki Shin è in carcere Omar Benguit…

 

Già. Il caso giudiziario di Benguit tiene ancora banco qui in Inghilterra. È davvero sconcertante il fatto che abbia dovuto subire tre processi. Benguit si è sempre dichiarato innocente e con l’apertura dell’appello potrebbero esserci novità. Qualora dovesse emergere la sua innocenza, i poliziotti del Dorset dovrebbero fare un bel bagno di umiltà, dato che hanno considerato dal primo minuto Benguit responsabile della morte di Oki Shin, senza avere davvero prove schiaccianti contro di lui.

 

 

 

Ritornando ad Elisa Claps, come hai trovato Potenza quando ti sei recato lì per approfondire la vicenda?

 

Ogni volta che ho raggiunto Potenza ho potuto apprezzare l’ospitalità e l’entusiasmo di molte persone. Tanti mi hanno ringraziato perché avrei portato alla ribalta internazionale il caso della morte di Elisa. Ho altresì constatato ostilità e conflitti di interessi. Alcuni episodi mi hanno lasciato perplesso e fatto riflettere molto. Per esempio il padre di Danilo Restivo aveva il numero del cellulare del magistrato Felicia Genovese, chiamata ad indagare proprio su Danilo. Il marito del magistrato Genovese era massone come il padre di Restivo. E ancora, penso al senatore a vita Emilio Colombo (già Presidente del Consiglio e, tra le altre cariche, ministro degli Esteri, nda), assiduo frequentatore della chiesa della Santissima Trinità. Il senatore Colombo non si è mai espresso in pubblico sulla scomparsa e sul ritrovamento del cadavere, a distanza di tanti anni, della povera Elisa. Il silenzio dei “potenti” è stato sconvolgente. Se un cadavere fosse stato trovato nella chiesa frequentata da Mario Monti o da Tony Blair, sono convinto che ci sarebbero state parole di condanna e solidarietà per i familiari colpiti da una tragedia del genere.

 

in http://www.eticanews.it/2012/09/un-sangue-sullaltare-allitaliana/

 

 

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