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18 octobre 2011 2 18 /10 /octobre /2011 13:54

 

 

 

Royal Monaco white

 

ROYAL MONACO RIVIERA WEB MAGAZINE

 

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PAGINA WEB AMBASCIATA D'ITALIA NEL PRINCIPATO DI MONACO   
  ►http://www.ambprincipatomonaco.esteri.it/Ambasciata_Monaco/ 

 

CAMILLO PERROZZI : FRAMMENTI DI ARCOBALENO

 

 

 aristoninvito.jpg

 

Per capire i miei lavori bisogna fare un passo indietro, e raccontare di un'estate calda e faticosa, piena di centomila cose da sistemare per poter tornare a vivere in una casa nuova, che doveva essere velocemente riempita con quelle cose. 

Verso la fine di Agosto del 1999 sul parquet del soggiorno erano rimasti gli scatoloni del trasloco ormai svuotati, impilati uno sopra l'altro pronti per essere riciclati.

Tutti i libri e gli oggetti che contenevano erano adesso sistemati nelle varie librerie.

Lucia stava per riprendere l'insegnamento in una scuola nuova, con una classe impegnativa, una prima elementare che altri avevano rifiutato perché composta da bambini extracomunitari e da bambini di famiglie “difficili”. Scuole che vengono definite di “frontiera “ e  spesso sono presenti nei quartieri delle periferie popolari di grandi città.  

Lucia mi chiese di aiutarla a inventare qualcosa con la carta, che fosse facile da costruire e semplice da percepire.

Mi vennero in mente all'inizio gli aeroplani di carta che si ottenevano da un unico foglio piegato più volte, tipo origami: ero sempre stato bravo a farli. Poi però risultò complicato per le pieghe e allora cercai una forma che potesse richiamare qualcosa di bello, di semplice, di naturale: la forma della farfalla apparve quasi per magia sul foglio che stavo rigirando tra le mani.

Poi, non riuscii più a fermarmi.

Non ho mai amato la carta, carta di tutti i tipi, così tanto.

Carta trasformata in una, dieci, cento, mille farfalle.

Non sono più riuscito a buttare via un frammento, anche strappato, anche consunto di carta stagnola, quella che rifascia i cioccolatini, la cui rugosità crea una vibrazione luminosa che sembra far palpitare le ali di quella farfalla che è adesso diventata. 

Oppure la carta velina che ho cominciato a colorare con gli acquerelli e che per la loro trasparenza combinavano il loro colore con quello dell'ambiente; quando poi sono passato alle tempere o agli acrilici ho dovuto utilizzare carte leggermente più pesanti.

E, quando coloravo le carte, per non sporcare il tavolo mettevo dei fogli di giornale a proteggerlo, che rimanevano a loro volta colorati in modo casuale, involontario senza calcolo.

Quei fogli di giornale sono diventati migliaia di farfalle che portano in giro colori e parole, frammenti di arcobaleno e frammenti di pensiero.

Conservo striscioline colorate, frattaglie di carte giapponesi che mi ha portato Sara al ritorno del viaggio di nozze; ho riempito scatole di cartone coi frammenti del ritaglio di migliaia di farfalle e ho pure riempito un vaso da farmacia di vetro con le strie e l'opacità del tempo, con le fustelle ovvero le forme in negativo che di quelle farfalle erano complemento.

Qualche volta ho sentito la necessità di dare una struttura alla composizione e allora ho inserito dei legnetti, rimanenze dei tagli di listelli per le cornici, (me le faccio da solo) che ho colorato e messi come “inserti” di colore puro nell'invisibile geometria del quadro.

A volte le farfalle mi sono arrivate addosso tutte insieme, sciame leggero, come un unico macro organismo che lievita in una nube monocromatica.

Oppure una sola farfalla nella sublime eleganza di forma e colore riempie di sé la superficie del quadro, anzi la dilata fino a spostare nell'invisibile il suo confine.

Il gioco cromatico che risulta dalle mie composizioni quasi mai è preordinato: mi sono sempre affidato all'istinto, semplicemente ponendomi come premessa, l'intenzione di trovare un accordo tonale, oppure un contrasto dei colori, ed ogni quadro come dice Man Ray “...è un ricordo fedele di un'esperienza registrato nel momento stesso in cui l'esperienza si è verificata...”

Il mio lavoro ha due “linee guida”:  Quadri e Libri.

I quadri sono composizioni dove la cartina di colore ha la forma di farfalla, farfalla non imitata dalla natura ma richiamata dalla mia memoria che di quell'insetto ha il ricordo.

Ho disegnato un migliaio di cartamodelli di farfalla semplicemente ricordando quelle che nel tempo ho osservato, forse tra l'erba dei prati, forse tra i labirinti della fantasia.

Ho fatto dei quadri semplicemente ripetendo una forma; e quella ripetizione corrisponde sempre ad un numero che fa parte della misteriosa serie dei Numeri Primi.

Andy Warhol con le sequenze dei ritratti di personalità ci dice che la ripetizione seriale pur intensificando la presenza dell'immagine ne svuota i significati.  

Lui (Warhol) utilizzava il mezzo tecnico della serigrafia per duplicare l'immagine. Io utilizzo il collage.

L'opera a collage consente un lavoro di accostamento, di sovrapposizione, di intersezione, di opposizione.

La forma della singola farfalla (il suo positivo o negativo) sembra perdersi nell'insieme compositivo fondendosi in un contrappunto di forme e colori, come succede ad una  sillaba in un racconto.    

Nei miei quadri non nego la geometria, anzi le do quel valore che è tanto più grande proprio perché si tiene nascosto.                           

Dalla curiosità di mettere in sequenza alcuni fogli colorati con giochi di farfalle è nata l'idea del Libro.

Sono stato catturato dalla letteratura fantastica perdendomi nei racconti e nelle poesie di Borges;

e sono rimasto folgorato dalle poesie di Emily Dickinson e anche dalle lettere che scriveva a quella ristretta cerchia di eletti, amici suoi.

Forse nessuno al mondo ha saputo trovare parole così belle sulle api, sui bombi, sulle farfalle, sulla natura. Lei che ha vissuto tutta la vita dentro una stanza parlava al mondo attraverso una finestra affacciata sul giardino.

E se si scende in tali profondità qualcosa può succedere.

Ho pensato allora di copiare quelle poesie e quei racconti sulle mie composizioni di farfalle con una calligrafia che diventa segno e quindi disegno e perciò illeggibile.

Marcel Duchamp diceva che la parola scritta si confonde con l'immagine così che il gioco dei rimandi (che insieme chiariscono e confondono) si accresce ancora.

Questi libri sono a tema: Il Tempo, L'Ombra, Lo Specchio, Il Labirinto, temi ricorrenti negli scritti di Borges.

Io ne ho aggiunto uno: Il Libro dei Segni e dei Sogni-Il libro dei Sogni e dei Segni, dove sono riuscito a convincere altri cinque artisti (noti) di Genova a creare una o più pagine da inserire in mezzo alle altre che ho fatto io.

A Emily ho dedicato un libro che sto faticosamente costruendo, dove su pagine colorate scrivo a mano tutte le sue poesie (1800 circa) copiate nella sua lingua originale: l'americano.

Così le immagini evocate dalla sua poetica potranno aleggiare come succede nei sogni, sulla scenografia cromatica che ricorda quei tramonti d'oro e quei prati smeraldini che tanto amava.

 

Ho ceduto anche alla tentazione di un'idea che mi frullava per la testa da tempo: un quadro libro o libro quadro. Si tratta di un quadro formato da fogli formato A4 che incollati tra loro formano un pannello di circa cm85x85 (quadro aperto); se si ripiegano uno sull'altro, seguendo una sequenza di progetto, si ottiene un rettangolo di cm21x30 che viene alloggiato in una copertina simile a quella di un libro.

Sono partito da questa idea per sviluppare quadri formati da fogli incollati tra loro.

Poiché ogni quadro reca anche un testo li ho chiamati “I write to you a picture” letteralmente “Ti scrivo un quadro”.

La mossa successiva mi è venuta naturale: mettere un quadro in scatola.

Ho unito insieme dodici fogli A4 per formare la base sulla quale sono intervenuto con l'elaborazione artistica e quando il quadro è stato completato ho di nuovo separato i fogli alloggiandoli in una scatola molto caratterizzata.

Ho fatto anche un quadro con lo stesso sistema di 48 fogli che impegna una superficie di quasi quattro metri quadrati.

Gli ultimi elaborati riguardano un concetto molto particolare: ho pensato di coinvolgere lo spettatore nella realizzazione artistica: un quadro finito viene sezionato in frammenti uguali (moduli) mescolati tra loro e che poi lo spettatore rimette insieme secondo la propria capacità compositiva creando di fatto una nuova opera.

Duchamp diceva che “ L'artista non è solo a compiere l'atto della creazione poiché lo spettatore stabilisce il contatto dell'opera con il mondo esterno decifrando e interpretandone le qualifiche profonde, e in questo modo aggiunge il proprio contributo al processo creativo”.

Io sono andato oltre: ho dato allo spettatore l'opportunità di “fare” l'artista.

A questo punto viene spontanea una riflessione su me stesso: la vita mi ha portato da un'attività che svolgevo per fare quello che andava bene per gli altri, a questa attività che mi appaga perché faccio quello che piace soprattutto a me.

Ho veleggiato attraverso la grafica pubblicitaria per intravvedere le ripide scogliere dell'arte, sono passato da una professione fortemente basata sull'aleatorio ad un'attività fortemente ammiccante verso l'effimero...

 

Camillo Perrozzi

 

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Published by royalmonacoriviera - dans ARTE & CULTURA
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