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27 avril 2020 1 27 /04 /avril /2020 10:06

Gerardo Coppola & Rino Impronta

24 Aprile 2020 

https://www.economiaefinanzaverde.it/wp-content/uploads/2020/04/571807CC-7ADE-4F79-9EF1-87639B0A18CE-640x426.jpeg Il Parlamento Europeo a Bruxelles. Quando lo rivedremo così ?

 

Come capire che cosa hanno deciso i Capi di Stato e di Governo ieri sera, 23 aprile per fronteggiare l’epidemia. Le risorse stanziate sono poche o tante ? Per rispondere a questa domanda è utile una breve premessa sulle finanze annuali dell’Unione, dando un rapido sguardo all’ultimo bilancio approvato lo scorso anno.

Il bilancio annuale per il 2020 permette all’UE di spendere 170 miliardi di euro a beneficio  dei 27 paesi europei che fanno parte dell’Unione (esclusa la Gran Bretagna, da gennaio di quest’anno). Non sono molte risorse se paragonate al PIL dei paesi che è pari a 14.000 miliardi di euro, nel 2019. In soldoni, poco più di 380 euro a testa per i 450 milioni di cittadini europei.

Il pacchetto complessivo di risorse stanziate ieri è effettivamente rilevante, più di 20 volte rispetto alla capacità di spesa annuale. Possiamo stimare in 3400 miliardi di euro il conto finale tra misure europee e nazionali, cui dovremmo aggiungere il programma di acquisti della BCE per 750 miliardi. L’Italia, in tempi diversi, dovrebbe disporre di circa 400 miliardi, una cifra considerevole pari a oltre il 20 per cento del PIL. Si può concludere, per ora, su questi aspetti che l’Europa di oggi non è l’Europa della crisi finanziaria del 2008. Ha numerosi attrezzi per intervenire, di vario tipo e estremamente flessibili. I grandi di Europa hanno dunque evitato di fare la fine dell’asino di Buridano che per non scegliere preferì morire.

All’interno di questo quadro, si è dato il via libera al pacchetto da 540 miliardi per la reazione immediata alla crisi: 200 miliardi (in realtà sono 240) di investimenti della Banca Europea degli Investimenti per le piccole e medie imprese, 100 miliardi del fondo SURE per gli ammortizzatori sociali (sostegno temporaneo per i rischi di disoccupazione) e i 240 miliardi del Fondo Salva Stati senza condizionalità macroeconomiche, senza troika e senza ricette greche. Le misure saranno operative molto presto, già dal 1 giugno.

Il Presidente del Consiglio Europeo, Jean Michel ha poi aggiunto “abbiamo inoltre convenuto di lavorare per la creazione di un fondo per la ripresa, che è necessario e urgente. Il fondo dovrà essere di entità adeguata, mirato ai settori e alle aree geografiche dell’Europa maggiormente colpiti e destinato a far fronte a questa crisi senza precedenti.” 

Le misure di medio e lungo periodo (tra cui il Recovery Fund così caro a noi italiani) non sono state accantonate, quindi, ma saranno valutate in un secondo momento. Se ne occuperà la Commissione con proposte che saranno da coordinare con il bilancio dell’Unione di medio periodo.

Per l’Italia, la gazzarra, per ora almeno, è finita. Per fortuna, perché siamo una vera specialità politica nel senso che abbiamo sovranisti sia all’opposizione che al governo. Quindi nel contesto europeo e internazionale noi sì che rischiamo di fare come l’asino di Buridano. Rischiamo molto, perché a differenza dell’asino i due mucchi di paglia e di fieno li mangeremmo volentieri entrambi. Cioè ne abbiamo estremo bisogno.

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I soldi, dunque, arrivano anche da noi, come era prevedibile. La domanda ora è  sapremo come spenderli? Purtroppo troppo spesso per noi non è stata questione di entrate, ma di spese. Abbiamo da impiegare decine e decine di miliardi da fondi comunitari che non abbiamo utilizzato, rischiando di doverli restituire. Questa è forse la vera condizionalità dei finanziamenti europei che deve preoccuparci, perché è in dubbio la nostra capacità di assolverla. La spesa sanitaria annua ammonta a 180 miliardi circa. I 37 miliardi e più che ora ci offrono sono un importo davvero considerevole in valore assoluto e relativo.

Che cosa vogliamo fare? Guardando al passato e al nostro attuale debito pubblico non ne siamo tanto sicuri. Aumenterà il debito, già acquisito per questo anno al 155 per cento del PIL, ma chissà se riusciremo a sviluppare servizi seri ed affidabili alle famiglie e alle imprese, in primis quelli sanitari. Nessuno ne parla e non è un buon segno.

Una seconda considerazione che ci sentiamo di fare è il cortocircuito della struttura finanziaria del nostro paese. Lo Stato è pieno di debiti, le famiglie hanno 2.000 miliardi di depositi e conti correnti bancari e postali da poter spendere subito e le banche non fanno impieghi all’economia da quasi un decennio. Come pensiamo di uscire da questa situazione che ci blocca al punto tale che il nostro risparmio non affluisce al debito pubblico? Perché accade, per sfiducia dopo le dozzine di crisi bancarie degli ultimi anni? Oppure temiamo di sottoscrivere eventuali prestiti nazionali per fronteggiare l’emergenza economica?

Forse le nostre autorità monetarie e di Governo dovrebbero imparare a dare risposte semplici alle domande legittime dei cittadini. Per capire fino in fondo il grado di fiducia verso le istituzioni che circola tra gli italiani.

Gerardo Coppola - Rino Impronta

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