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14 avril 2016 4 14 /04 /avril /2016 11:13
S.E. MASSIMO LAVEZZO-CASSINELLI
S.E. MASSIMO LAVEZZO-CASSINELLI

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INTERVISTA DI LUIGI MATTERA A MASSIMO LAVEZZO-CASSINELLI, AMBASCIATORE D’ITALIA NEL PRINCIPATO DI MONACO

(c) Royal Monaco ed. N°30

L.M. La carriera diplomatica è senza dubbio ricca di fascino: Come si accede, quale è stato il Suo percorso e dove ha provato nuove sensazioni che abbiano potuto gratificarla tanto nel campo professionale quanto in quello emozionale.

M.L.C. Alla carriera diplomatica si accede soltanto per concorso, al grado iniziale. Si dice normalmente, e credo sia vero, che si tratta di uno dei concorsi più difficili della Pubblica Amministrazione italiana: cinque scritti (storia contemporanea, economia politica, diritto internazionale, inglese e un’altra lingua scelta fra quelle più importanti: ai miei tempi era obbligatorio il francese, come antica “lingua diplomatica”, ma ora non più) e, se si ottiene una media almeno di 70/100, una prova orale che, oltre alle materie citate, ne comprende molte altre. Per partecipare occorre aver ottenuto la laurea (oggi laurea magistrale) in scienze politiche, giurisprudenza o economia e commercio, ma direi che la prima, che è poi la mia, sia quella che consente di avere una preparazione più calibrata sul concorso diplomatico.

Ho vinto il concorso 1982 e sono entrato in carriera il 1° luglio di quell’anno: dopo due anni e mezzo al Ministero, nel febbraio 1985 sono partito per la mia prima sede, Quito, capitale dell’Ecuador. Hanno fatto seguito Amman, Lima, Il Cairo, Berna e la FAO a Roma, il tutto inframmezzato da periodici rientri al Ministero. Nel 2007 sono stato nominato per la prima volta Ambasciatore, a Jerevan, capitale dell’Armenia: e quindi il Principato di Monaco è il secondo Paese ove svolgo funzioni di Capo Missione.

Questo per quanto riguarda il lato lavorativo: ma, come giustamente dice, la carriera dà molto anche dal punto di vista personale e umano. E da questo punto di vista ho apprezzato molto, anche se in maniera diversa, un po’ tutte le mie sedi, a partire da quelle del cosiddetto “Terzo Mondo”. Senza queste esperienze di vita, davvero, sarei un’altra persona. Certo, una vita così “raminga” può anche essere difficile, e per renderla più agevole conta moltissimo l’apporto della o del consorte: nel mio caso, mia moglie Paola mi dà veramente un apporto insostituibile, del quale le sono molto grato.

 

INTERVISTA DEL ROYAL MONACO ALL'AMBASCIATORE D 'ITALIA NEL PRINCIPATO DI MONACO

LM. Eccellenza. Lei sta per compiere il primo anno del mandato d'Ambasciatore italiano nel Principato di Monaco ed avrà avuto modo di esaminare lo stile di vita di una comunità multilingue dove quella italica, vuoi per la presenza numerica (seconda a quella francese) che quella di vicinanza estrema al confine con l'Italia, non dovrebbe diversificarsi molto dalle caratteristiche tipiche comportamentali dei cittadini della nostra nazione. E' cosi', vuoi anche per il gran numero di lavoratori pendalieri da Sanremo, Bordighera e Ventimiglia che trascorrono buona parte del loro tempo in Monaco o, come si potrebbe supporre, i residenti "veraci" si ritengano, non a torto, elitari ed in qualche modo felicemente distaccati dalle vicende e turbative nel territorio italiano ?

MLC. Essendo, come sa, ligure, conoscevo già il Principato e le sue particolarissime caratteristiche di Stato cosmopolita e di “gioiello” incastonato nella costa del Mediterraneo. Il suo stile di vita, lo sappiamo, è sotto molti aspetti invidiabile e credo che la nostra collettività residente sia contenta di poterne godere: questo, almeno, è quanto mi hanno detto pressoché tutti i connazionali che ho incontrato in questo primo anno monegasco. D’altra parte, la comunità italiana è forse quella che, dal punto di vista economico, più ha contribuito al benessere e allo sviluppo del Principato: e infatti ho potuto riscontrare nella maggior parte dei connazionali anche un ben giustificato senso di orgoglio per questo importante apporto.

Anche i quasi 4.000 lavoratori frontalieri che quotidianamente vengono a Monaco per svolgervi le loro attività costituiscono, come giustamente dice, parte importante dell’economia monegasca: e l’Ambasciata è impegnata, assieme alle Autorità del Principato, per valorizzarli e migliorarne le tutele sanitarie e previdenziali.

Gli italiani di Monaco “distaccati” dall’Italia? Non credo, anzi ho sempre potuto rilevare, nei miei contatti con loro, un grande interesse per i destini della madrepatria. Certo, Monaco, l’abbiamo detto, è in qualche modo un’ ”isola felice”, perché, pur ben incardinata nell’Europa, gode di condizioni invidiabili, dal punto di vista prima di tutto della sicurezza: i residenti italiani ne sono ben coscienti e, da questo punto di vista, credo siano grati al Governo del Principe.

 

 

INTERVISTA DEL ROYAL MONACO ALL'AMBASCIATORE D 'ITALIA NEL PRINCIPATO DI MONACO

LM. Quali sono le "eccellenze" di settori del made in Italy nel Principato che, nel contesto della precedente domanda, in positivo, ha avuto modo di analizzare?

MLC. Cominciamo col dire che l’Italia è il primo partner commerciale di Monaco, ma che sono soprattutto le quasi 1.500 aziende italiane presenti nel Principato a svolgere un ruolo di primaria importanza nel tessuto economico monegasco, nei settori alberghiero, alimentare, della ristorazione, immobiliare, dell’intermediazione finanziaria, delle costruzioni, della cantieristica navale, ecc.

Ma c’è di più: il Principato che, come dicevamo prima, è un Paese veramente cosmopolita, rappresenta un luogo globale di incontro e di scambio e costituisce un’importantissima “vetrina” per l’economia italiana, anche grazie alla vicinanza geografica e agli stretti rapporti storici e culturali esistenti tra i due Paesi.

Occorre quindi saper cogliere le opportunità che il Principato offre, garantendo sostegno istituzionale alle missioni imprenditoriali italiane che si recano a Monaco e alla promozione di eventi che possano mostrare al pubblico locale tutte le potenzialità del made in Italy. Questo l’Ambasciata ha fatto e farà, a seguito anche del recente accordo italo-monegasco per lo scambio di informazioni nel settore fiscale, ratificato nei giorni scorsi dalla nostra Camera dei Deputati e adesso all’esame del Senato. La definitiva entrata in vigore dell’accordo consentirà senza dubbio un ancor più armonico sviluppo dei rapporti economici e imprenditoriali fra i due Paesi, liberando ulteriori energie.

 

LM. Come agisce l'Ambasciata con il COMITES verso i meno abienti?

MLC. Anche se la nostra collettività a Monaco si trova generalmente in ottime condizioni economiche, vi sono purtroppo alcuni connazionali che si trovano in una situazione meno favorita. Per loro, l’Ambasciata dispone di una piccola somma che viene annualmente distribuita a Natale, sotto forma di sussidio. Molto importante, in questo campo, è appunto l’azione del COMITES, rappresentante istituzionale della nostra collettività, che, sia a Natale che a Pasqua, distribuisce ricchi pacchi dono a molte persone, soprattutto anziane. Devo anche dire che, in questo settore come in altri, è ottima la collaborazione con le Autorità del Principato, in particolare il Dipartimento degli Affari Sociali e della Salute e il Comune di Monaco.

 

LM. L'Ambasciata sta preparando il grande concerto di fine maggio legato alla Festa della Repubblica di giugno. Ci dia qualche dettaglio da poter anticipare ai lettori del Royal Monaco.

MLC. Non sarà un “grande concerto” ma piuttosto, come si dice, una “chicca”. Il prossimo 30 maggio, tre giorni prima della Festa della Repubblica, il Théâtre des Variétés ospiterà, ad ingresso libero, un récital dal titolo “Neapolis in Fabula”, che intende rielaborare la canzone classica napoletana, lasciando intatto l’impianto melodico originario ma accogliendo sonorità appartenenti al gospel e al tango, ai ritmi africani e mediorientali, al blues e al jazz. L’intento del direttore artistico del progetto, Giosi Cincotti, della cantante Mena Cacciapuoti e del percussionista Michele Maione è quello di portare oltreconfine, e in questo caso a Monaco, una tradizione partenopea rinnovata e arricchita dall’incontro con le altre culture del Mediterraneo. Ascolteremo, in questa chiave, tutti i più famosi classici della canzone napoletana, che è la “canzone italiana” per antonomasia: Torna a Surriento, ‘O marenariello, ‘E Spingule francese, ‘A Vucchella, Voce ‘e notte e così via. Credo che come napoletano, anzi ischitano, anche Lei potrà apprezzare questo progetto che, assieme al Comitato della “Dante Alighieri”, abbiamo pensato di regalare agli italiani

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Published by ROYAL MONACO - dans ROYALE
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