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24 novembre 2015 2 24 /11 /novembre /2015 14:08

di Federico CIMATTI

Milano – Non è insolito, di questi tempi, confrontarsi con studenti italiani che si dicono frustrati dall’insufficiente preparazione pratica che, almeno in alcuni particolari settori didattici, viene fornita dagli atenei. L’accesso al mondo del lavoro risulta così spesso complicato, perché lo studente si approccia a questo mercato con ottime (in molti casi) conoscenze teoriche ma sostanzialmente nessuna esperienza pratica e scarsissima conoscenza di ciò che davvero può fare la differenza in campo lavorativo. Ed è qui che possono risultare decisive in positivo alcune esperienze parallele alle università. Su tutte spicca il modello delle Junior Enterprise, associazioni composte unicamente da studenti universitari che, senza alcuna retribuzione, svolgono un servizio professionale rivolto a clienti provenienti dal mondo del lavoro i quali possono così beneficiare, a costi contenuti, di determinati progetti e supporto in svariati campi.

E’ proprio in questo contesto che lunedì 23 novembre, nell’elegante Sala delle Colonne della sede principale (via San Paolo) della Banca Popolare di Milano, si è svolto un incontro dal tema “Le Junior Enterprise – Una soluzione per ridurre il divario tra università e mondo del lavoro”. L’evento è stato organizzato, oltre che dalla stessa Banca Popolare di Milano, da JECatt, una delle Junior Enterprise presenti nel panorama universitario italiano. JECatt è, più nel dettaglio, la Junior Enterprise dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La sua struttura attuale prevede un Consiglio di Amministrazione composto da tre membri – Guia Targioni, Presidente; Francesco Zambelli, tesoriere; Sarah Lenggenhager, segretario generale – e più in generale consente di fornire supporto alle aziende in aree quali marketing, organizzazione e sviluppo d’impresa. La logica posta alla base dell’operato di JECatt (e, in generale, delle Junior Enterprise italiane ed europee) è quella del learning by doing, come è stato esposto durante l’incontro. Il tutto porta lo studente universitario a scontrarsi fin da subito con i diversi aspetti del mondo del lavoro, dalla necessità di saper lavorare in gruppo alla risoluzione di problemi.

L’evento organizzato nel centro storico di Milano aveva l’obiettivo di promuovere il modello delle Junior Enterprise, che in Italia è un fenomeno in crescita ma ancora non radicato – e, soprattutto, conosciuto – come in altri Paesi quali la Francia, dove nel 1967 fu fondata a Parigi la prima JE. L’incontro, interamente moderato dalla firma del Corriere della Sera Fabio Savelli, è stato così diviso in due fasi precedute da un’introduzione ad opera di Dino Piero Giarda, Presidente del Consiglio di Sorveglianza BPM, e dell’Onorevole Ivan Scalfarotto, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Riforme Costituzionali e Rapporti con il Parlamento. Inizialmente è stato esposto il modello delle Junior Enterprise, con particolare attenzione alla struttura di JECatt esposta dalla Presidente Guia Targioni, a cui ha fatto seguito la presentazione dei network JADE (ad opera della Presidente Daniela Runchi) e JADE Italia (ad opera del Presidente Fabio Casali), che di fatto rappresentano rispettivamente a livello europeo ed italiano la Confederazione delle JE. In particolare, Daniela Runchi ha ben illustrato quello che è il contesto in cui JADE opera: i Paesi coinvolti sono 14, la stessa JADE lavora a contatto con organi quali la Commissione Europea e i Junior Entrepreneur presenti nel panorama mondiale sono circa 40mila (di cui 20mila in Europa).

Giulio Veggi, Project Manager di JADE Italia nonché consulente associato di Jeme (la JE dell’Università Bocconi, la prima ad essere fondata in Italia nel 1988), ha poi presentato il progetto di inquadramento giuridico delle Junior Enterprise. Lo scopo di questa iniziativa è quello di portare ad uno specifico riconoscimento giuridico e ad un riordino del modello delle JE in Italia, cercando di “agevolare l’inserimento di queste associazioni nel tessuto imprenditoriale e sociale” e ottenendo così aiuti ad esempio sotto forma di sgravi fiscali. A ciò va aggiunta anche la richiesta di riconoscimento della figura dello studente-consulente, che andrebbe definita tramite un accordo da stipulare tra Ministero dell’Istruzione, università e JADE Italia. Un altro ambito a cui infine si rivolge il progetto è quello dell’alternanza scuola –lavoro, e in tal senso si è pensato ad una proposta che permetta agli studenti del quarto e quinto anno dei licei di fare esperienza in un contesto come quello delle JE, il che potrebbe aiutare non solo la formazione ma anche l’orientamento dei ragazzi.

Nella seconda fase dell’incontro ha poi avuto luogo una tavola rotonda, a cui fra gli altri hanno preso parte Marcello Priori ed Emiliano Novelli, rispettivamente Vice Presidente del Consiglio di Sicurezza BPM e Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori. Il primo ha sottolineato come il modello delle JE possa effettivamente aiutare gli studenti ad approcciarsi al mondo del lavoro, sviluppando in particolare la capacità di lavorare in gruppo; Novelli ha invece espresso in poche parole il suo pensiero relativo agli esponenti di JECatt e delle altre JE: “Abbiamo davanti dei fenomeni”. L’intero network delle JE, ha poi evidenziato lo stesso Novelli, è completamente autosufficiente e rappresenta di fatto un enorme e perfettamente funzionante modello di Start-up. Il Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori ha quindi chiuso l’incontro mostrando nuovamente tutta l’ammirazione per questi ragazzi e i risultati da loro ottenuti fin qui invitandoli a “smetterla di parlare di futuro. Perché voi siete il presente”.

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