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14 septembre 2015 1 14 /09 /septembre /2015 07:37

ROYAL MONACO SPOT MUSIC 100.9

Luigi Mattera e Mariagrazia Bugnella, Presidente del Premio Internazionale Regina Margherita

Luigi Mattera e Mariagrazia Bugnella, Presidente del Premio Internazionale Regina Margherita

A Luigi Mattera, fondatore del Royal Monaco, domenica 13 settembre gli è aggiudicata la IV edizione del Premio ex equo Internazionale Regina Margherita, con il patrocinio di EXPO ITALIA 2015 e del Comune di Bordighera, nella sezione prosa che quest'anno era volta alla gastronomia.

Luigi Mattera ha presentato una narrazione riguardante la creazione degli "Spaghetti alla Puttanesca" nati nell'isola d'Ischia.

I componenti la giuria:

I componenti la giuria:

GLI SPAGHETTI ALLA PUTTANESCA                   

Gigiotto, alias « io », negli anni cinquanta, come  descritto in una prima parte di aneddoti  della mia disperata  propensione alle preparazioni e leccornie gastronomiche  da « umano » perennemente affamato durante il piano di aiuti Marshall del postguerra, è cresciuto negli anni in cui si verifico’ uno straordinario evento gastro-culturale e lessicale  della cucina tradizionale campana.

A casa, la mammina per far presto e soddisfare l’appetito dei commensali, composti con mio padre e mia sorella minore (poi ne sono nate altre due) ci  preparava  ogni giorno la pastasciutta con una salsa « sciué sciué », ovvero olio, aglio, peperoncino e pomodori d’orto tagliati a pezzettini uniti a qualche foglia di basilico. Il tempo di far bollire l’acqua e quello d’immersione degli spaghetti era sufficiente per presentarci un gustoso piatto su cui spiccava il rosso sugo in cima alla pasta e sulla quale veniva fatta scivolare dalle dita  una pioggerella di pecorino o di parmigiano benché raro quest’ultimo, ma  quasi sempre  sostituito dal fratellastro, il grana padano.

Un bel giorno, dovevo avere una decina d’anni, intorno al 1956, mia madre preparo’ una salsa un po’ strana ed acidula per il gusto di noi bambini. Mio padre sembrava, invece soddisfatto e le chiese: “Bianca ! Ma cherè? Sta salza ! E’ bona ! Hum ! » - «  E’ perché hai fame, Domenico»- gli rispose mia madre in perfetto italiano con un tono languido per farsi invece complimentare (la mamma, oggigiorno 89nne, è originaria della Sardegna ed io con lei mi esprimevo sempre in italiano …. lingua madre !! – ma venivo insultato dai compagni di scuola che parlavano solo in dialetto ).

« Si ! Ma è una salsa  alla moda : da Ischia porto e fino a St. Angelo ; e tutte le mie amiche ne parlano ! Sono gli « spaghetti alla puttanesca » ! Continuo’ mia madre.

« Uè ! Ce stanne e creature ! che dice ? Pero’ è sfiziosa ! Grazie . Ma che ce sta ncoppe ? ( cos c’è su, come è composta ?)» - riprese mio padre.

-« Uh. E’ facile ! Niente di complicato e poi somiglia alla salsa alla marinara. Ma la storia del nome ha fatto il giro dell’isola ! Possibile che tu non ne sia al corrente » ?

« No ! Famme sapé ! » chiese mio padre ed ecco, qui di seguito, cosa racconto’ mia madre :-

Al « Rancio Fellone », il ristorante sul mare nella pineta del Lido, quasi ogni sera d’estate si incontravano un gruppetto di amici di Alessandro Petti (Sandro) figlio del proprietario. Questi  arrivavano a fine serata da Sandro per rifocillarsi con il « non venduto » della cucina (oggi si dice « outlet ») ma solo dopo aver  visitato diverse « chiese » , taverne e birrerie sulla Riva Droite del porto d’Ischia, dove strimpellavano con una chitarra per rimorchiare qualche bella tedeschina. Sandro Petti  (che studiava per poi divenire architetto - nota di r.) li accoglieva amichevolmente e spesso partecipava con loro alle scorribande goliardiche. Tra gli amici c’era anche un « foriano » (da Forio d’Ischia), tale Ugo Calise che in pochi anni divenne molto famoso internazionalmente con una sua canzone melodica :  Na voce, na chitarra e nu poco e Luna – (nota di r. ).

Un giorno il gruppo di amici parti’ da Ischia per trascorrere una giornata estiva a Capri con la « Freccia del Golfo », un’imbarcazione derivata da un Mas bellico americano , acquistata da un altro loro  amico, Vincenzo Rumore, che la utilizzava anche per il Giro dell’Isola con i turisti. Dovevano essere le due di notte quando la nave  giunse al traverso del Rancio Fellone, ancora illuminato, distante una cinquantina di metri dalla riva. «  Guagliu ! Vuttammece a mare e iamme a magnà – disse Ugo – Facciamo una sorpresa a Sandro !”  Vincenzo Rumore fermo’ l’elica dell’imbarcazione e dopo che tutti si erano tuffati, lasciando orologi e portafogli a bordo, riprese la navigazione per il porto d’Ischia distante  un miglio nautico.

Sandro li accolse con una grande risata:- Guagliu’, site pazze! Pero’ mi dispiace ma abbiamo fatto il pieno stasera  e c’era pure Giacomo Rondinella col complessino, percio’ in cucina non c’é rimasto alcunché !

Ma dai – rispose Ugo- nui ce murimme e famme – facce qualche cosa, na « puttanata » qualsiasi, dai ,su, non ci vediamo piu’ dalla fame!

Il povero Sandro rientro’ in cucina, mise a bollire un pentolone d’acqua, raccolse una decina di olivette nere, qualche cappero, tre o quattro pomodori  da insalata troppo maturi e recuperati dalla spazzatura, i resti di una scatola di conserva di pomodoro ed un’acciuga salata con una manciatina d’origano , peperoncino e prezzemolo abbondante  più l’olio in cui far rosolare con l’aglio il tutto !

La "puttanata qualsiasi"  portata in tavola era proprio un fumante piatto di "Spaghetti alla Puttanata", tanto saporiti e narrato poi dagli amici nelle « chiese » di cui prima, che il buon Sandro prese la palla al balzo per proporla nel menu del Rancio Fellone !. In breve tempo gli « Spaghetti alla Puttanata » vennero alle orecchie di tutti gli isolani ma anche a quelle della Curia, al vescovato di Ischia Ponte, dove Sandro fu convocato direttamente dal vescovo ! « Sandrino – disse l’alto prelato , il vescovo De Santis – tutti ne parlano ma è una pietanza con un titolo disdicevole per la nostra comunità cristiana ».!

- Va bene Eminenza ! Ne parlo con gli amici « complici » e troveremo una soluzione.  - Cosi’ gli spaghetti alla Puttanata cambiarono il nome in Spaghetti alla Puttanesca divenendo un must della tradizione culinaria dei ristoranti non solo ischitani, ma addirittura mondiale... All’epoca, come indicavo all’inizio, ero un ragazzino ed ho riportato una narrazione che in seguito, intorno all’età di 50anni, ho ascoltato ripetuta in pubblico dallo stesso architetto Sandro Petti  durante una manifestazione  ad Ischia, nei pressi della Piazzetta della Pineta, in commemorazione della morte di Ugo Calise. Il cantante compositore era un giocorellone ed avrà apprezzato dall’aldilà il riportare a « galla » l’episodio della nuotata dalla Freccia del Golfo alla nascita della « puttanata  qualsiasi ». Ad onor di cronaca, occorre  anche riferire che, sempre sotto la matrice ischitana, un pittore dell’epoca di origini nobili, Eduardo Colucci, pure lui residente alla Punta Molino e, guarda caso, a pochi metri dal Rancio Fellone,  affermo’ di aver dato il nome di « puttanesca » agli spaghetti  che improvvisava per gli ospiti di svariate nazionalità invitati a cena sulla sua terrazza, libando il fresco e genuino vino ischitano con il caratteristico e piacevole aroma di zolfo vulcanico dovuto alla fermentazione nelle botti  stivate in cantine di tufo di cui l’isola, oggigiorno, ne continua, anche se tra pochi appassionati coltivatori, la tradizione. Lo zolfo disinfetta il legno delle botti e lascia un filino di molecole aromatiche. L’unico inconveniente, ma per altri è una « benedizione » è la grande proprietà diuretica che dà ai vini dopo la loro decantazione. Mio padre era impiegato contabile presso il cantiere navale « ARGITA » posto all’imboccatura del porto (ex laghetto) ottocentesco di Ischia, di cui l’anno scorso, 2014, è stata festeggiata l’apertura al mare voluta dal re di Borbone. Gli operai del cantiere lo invitavano spesso a partecipare alle « conigliate » di fine settimana e quasi sempre, per gelosia o per bocche da sfamare, mia madre gli imponeva la mia presenza. Anche il coniglio all’ischitana è divenuto di rinomanza internazionale perché cresce in « libertà controllata » nei « fuossi » dei contadini e lo si ammazza giovane per le carni tenere.  In “vino veritas”, le cene  diventavano scurrili subito e durante la conigliata. Ad un certo punto, bevuto il vino (sempre bianco) presentato in boccali trasparenti sul lungo tavolone attorno al quale siedevano una decina di potenziali ubriaconi, ci si alzava per bere direttamente alla botte, inclinando la testa e porgendo la bocca sotto il rubinetto con le dita che ne regolavano il flusso d’uscita ! Tutti, poi, fuori ad « annaffiare » le « parracine », mura di separazione tra una proprietà e l’altra !

Ci sarebbe tanto ancora da raccontare……

Luigi MATTERA

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