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31 décembre 2014 3 31 /12 /décembre /2014 08:42
L’uscita dall’euro! Alcune forze politiche ipotizzano e sostengono l’uscita dall’euro, usando diverse affermazioni. Nessuno di loro suggerisce un’alternativa o una soluzione convincente.


di Rino Impronta

30.12.2014 - E’ di questi giorni la notizia che alcune forze politiche (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia ed altre) ipotizzino e sostengano l’uscita dall’euro, usando diverse affermazioni: “L’Euro è una moneta criminale” (Salvini) e altre definizioni similari. Nessuno di loro suggerisce un’alternativa o una soluzione convincente. Di fatto viene sostenuta la creazione di una nuova moneta, da affiancare all’euro. Forse (certamente) il problema più urgente per il nostro Paese non è l’uscita dall’euro, ma attivare attente politiche industriali, occupazionali, con investimenti mirati allo sviluppo affinché possa ripartire la produzione. Si da per scontato che la priorità spetterebbe ad una efficacia lotta all’evasione. Si può anche affermare che il problema dell’euro, alla fine, è un falso problema: un eventuale ritorno alla lira o ad un’altra moneta, lascerebbe il tempo che trova. Quando nel 1861 fu proclamato il Regno d’Italia, sotto la dinastia sabauda, negli stati preunitari si potevano contare - considerando le sole monete “legali” - 90 specie metalliche, tutte peraltro molto diverse nel conio. Se a queste si aggiungono le specie di monetazioni anteriori, si arriva a circa 270 valute metalliche in circolazione. Dopo l’unificazione si ebbe una sola moneta: la lira. Sono sotto gli occhi di tutti i notevoli danni subiti dall’economia sovietica in queste settimane (conseguenza dei provvedimenti sanzionatori attuati dall’UE, in occasione degli eventi in Ucraina: caduta del rublo, crollo di mercati azionari a Mosca, fuga massiccia di capitali) . Nonostante ciò, Putin ha deciso di non abbandonare il rublo. Il premier greco (Samaras), dopo tanti disastri per la sua economia, ha confermato la permanenza nell’eurozona. Infine, andando indietro di qualche decennio (1992), l’Italia decise di uscire dallo SME (Sistema che cessò di esistere il 31 dicembre 1998, in occasione dell’unione economica monetaria) e ciò provocò una forte recessione per la nostra economia. Si decise comunque di non abbandonare la lira! E’ necessario ricordare anche che in occasione dell’introduzione dell’euro (più in particolare quando furono stabilite le parità dei cambi lira/euro, marco/euro, ecc.), le economie più deboli - come quella italiana – furono fortemente penalizzate. In quella occasione alcuni Paesi rinunciarono di far parte dell’eurozona (vedi l’Inghilterra), altri invece beneficiarono di un cambio molto favorevole (vedi la Germania). A chi invoca l’uscita dall’euro bisogna ricordare il ruolo svolto e che tuttora svolge la Banca d’Italia: ha come obiettivo principale quello di assicurare la stabilità monetaria e la stabilità finanziaria. Viene spontaneo ricordare che non risulta Paese al mondo che faccia ricorso contemporaneamente a due segni monetari. In ambito europeo sono state emanate specifiche leggi, risultato di accordi tra i Paesi aderenti all’eurozona (1998), e per la sua gestione e regolamentazione, è stato creato un organismo sovrano: la BCE. In politica tutti possono dire tutto, però c’è un limite. Parlare alla pancia degli italiani, scontenti, delusi e senza lavoro, è uno sport praticato, assicurando buoni risultati propagandistici. Piuttosto si può rimproverare alle Autorità competenti, che in occasione del change-over (passaggio dalla lira all’euro, gennaio 2002) non posero in atto alcuni controlli previsti dalla normativa emanata in quella circostanza. Di fatto mancò la verifica di un principio sacrosanto: il rispetto, da parte degli operatori del commercio, dell’obbligo di esporre i doppi prezzi (in lire e in euro) per le merci in vendita. Presso le Prefetture furono istituiti degli Osservatori, con il compito di controllare l’andamento dei prezzi. Non vi furono report, multe o provvedimenti a carico dei commercianti, oltre all’accertata scarsa applicazione del predetto principio. Questa inosservanza è stata una concausa (se non proprio la causa scatenante) del precipitare e il degenerare della politica dei prezzi al consumo. Nessuno, a suo tempo, si pose il quesito: come mai i prezzi al consumo, a distanza di sei mesi, risultavano tutti raddoppiati? Perplessità vengono espresse da molti Paesi sull’opportunità di restare nell’Eurozona (vedi il referendum in Scozia, il tentativo della Catalogna, bocciato da Madrid, che ha invocato un cavillo costituzionale). Altre dichiarazioni sono state rilasciate da esponenti del mondo industriale, economico e politico. In particolare il Presidente della BCE (Draghi) ha ribadito che “l’euro è irreversibile e indietro non si torna”. L’ipotesi più remota è un eventuale restyling “dell’area euro”: lasciare nella predetta area solo i Paesi virtuosi. “L’euro resta la moneta unica di una parte dell’EU - ha continuato Draghi – ma se qualche Stato volesse uscire, non sarà certo Francoforte ad impedirlo” .

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Published by ROYAL MONACO - dans GIORNALISMO
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