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12 juin 2014 4 12 /06 /juin /2014 15:21

Editoria. De Benedetti: Google fa paura a tutti. Grido d'allarme del presidente del Gruppo Espresso a nome degli editori del mondo. Google: la "paure per la grande G" è infondata.

Torino, 11 giugno 2014. A nome degli editori di tutto il mondo, Carlo De Benedetti lancia da Torino un grido d'allarme alle istituzioni, a cominciare dal Parlamento Europeo: "Google fa paura. Non a me, ma a tutti. Stiamo attenti, perché con le oligarchie digitali è a rischio la democrazia". Il presidente del gruppo editoriale L'Espresso ha chiuso in
questi termini il World Newspaper Congress, il forum mondiale dell'editoria, che ha visto riuniti a Torino i rappresentanti dei più importanti giornali del globo. Aperto dal presidente di Fiat-Chrysler, John Elkann, il Forum 2014 dell'associazione mondiale degli editori di giornali, la Wan-Ifra, è durato tre giorni. Ed è stato chiuso oggi da De Benedetti, che nel suo "key note address" ha lanciato a nome degli editori di tutto il mondo questo allarme: "Non c'è gruppo editoriale che possa reggere il confronto con Google. Perché Google, e le poche società analoghe che operano nel mondo, non sono soggetti ad alcun tipo di regola. Abbiamo tutti paura di Google, non solo io". Oggi, nella cosiddetta 'digital erà, a farla da padrona è una "oligarchia digitale". Lo fa, evidentemente, in termini globali, perché questa è la dimensione naturale della "digital era". "Ma - ha sottolineato De Benedetti - la più grande società editoriale al mondo non può competere con soggetti come Google. I quali non sono considerati soggetti editoriali ma, di fatto, condizionano tutta l'informazione mondiale". Se è vero che una "sana competizione editoriale" è stata utile alle democrazie,allora è vero che - di fronte a Google - la democrazia del mondo si trova di fronte a un problema. "Non siamo di fronte a quella che si può definire una sana concorrenza - ha sottolineato De Benedetti -. Siamo di fronte a qualcosa di nuovo, che chiama necessariamente in causa la politica". Google non è solo "un'azienda straordinaria", un colosso dal punto di vista economico con 50mila dipendenti a tempo pieno, un fatturato pari a 15,4 miliardi di dollari, 180 domini, 70 uffici in 40 Paesi e 130 lingue 'parlatè. Google è qualcosa di più.Perché attraverso il suo motore di ricerca globale condiziona l'informazione mondiale. "Utilizzano quel sistema straordinario che è il loro motore di ricerca per fare pubblicità, e questo non è corretto. Le due cose devono essere separate. Ci auguriamo che il nuovo Palamento Europeo tenga conto di tutto ciò". Secondo De Benedetti, "servono regole". Serve un impianto Antitrust rigoroso e sovranazionale, capace di tutelare i cittadini, in nome della correttezza e della trasparenza dell'informazione. "Penso per esempio a un sistema diverso di proprietà; oppure a un cambiamento del sistema di ricerca che vieti la raccolta dati. E in ultima analisi non si capisce per quale motivo queste società non paghino le imposte nel Paese in cui fanno utili importanti".(ANSA)
.

Editoria. Google: la "paure per la grande G" è infondata - Torino, 11 giugno 2014. Il presidente di Google, l'americano Eric Schmidt, ritiene che sia "infondata" la paura che il mondo dell'editoria dice di avere nei confronti del
motore di ricerca. Lo ricorda Google Italia che, in risposta a quanto affermato oggi a Torino dal presidente del gruppo
L'Espresso, Carlo De Benedetti, rimanda ad un intervento fatto in prima persona da Schmidt lo scorso aprile sulla Franfurter Allgemeine. "Perché tutti continuano a dire di 'avere paura di Googlè? - scrisse Schmidt sul quotidiano tedesco -. Perché si continuano a ignorare le opportunità? Google crea nuove possibilità per l'industria culturale, per i gruppi editoriali e per il giornalismo". In quell'intervento, il presidente di Google ha ricordato che gruppi editoriali importanti come quello tedesco che fa capo a Alex Springer o quelli britannici Telegraph e Guardian hanno già firmato partnership con Google, convinti delle potenzialità offerte dal motore di ricerca per creare nuovi modelli di business. "Ma molti editori europei - scrisse - continuano a ritenere che il modo migliore per affrontare il tema sia predisporre regole pesanti, tassando i copyright dei links e chiedendo interventi in chiave antitrust. Sia Le Monde in Francia che la Franfurter Allgemeine in Germania hanno pubblicato interventi intitolati 'Paura di Googlè, oppure 'Google, la strada verso la servitù'. Se adottato, questo approccio creerebbe significativi rischi dal punto di vista economico. E soprattutto, creerebbe il deserto in Europa dal punto di vista dell'innovazione. Alcune società cesserebbero, altre - che è ancora peggio - non ce la farebbero ad alzarsi da terra, bloccate da regole protezionistiche". "Sono convinto - concluse il presidente di Google - che attraverso linee di cooperazione e accordi commerciali si possa trovare un modello migliore di questo". (ANSA
).

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Published by ROYAL MONACO - dans GIORNALISMO
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